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Conte e Bonaccini: “Prima il programma, poi la sfida a Meloni”

A Reggio Emilia confronto sul futuro del centrosinistra. Il leader M5S: “Dobbiamo essere noi stessi”. L’ex presidente della Regione: “L’unità è una condizione necessaria per battere la destra”.

REGGIO EMILIA – Sala gremita alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia per il confronto tra il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e l’europarlamentare del Pd Stefano Bonaccini. A moderare il dibattito è stata la giornalista Monica Guerzoni. Al centro della serata il futuro del centrosinistra, la costruzione dell’alternativa al governo Meloni, il nodo delle primarie e soprattutto la necessità di arrivare alle prossime elezioni con una coalizione capace di non ripetere gli errori del passato.

Un confronto nel quale, pur partendo da posizioni e sensibilità diverse, Conte e Bonaccini hanno mostrato una significativa convergenza su un punto: prima di discutere di leadership bisogna costruire un programma e un progetto politico credibile.

Prima il programma, poi la leadership

Conte ha rivendicato il ruolo del Movimento 5 Stelle nelle esperienze di governo degli ultimi anni, ricordando il lavoro svolto durante la pandemia e il Pnrr. “Noi siamo quelli che, quando il Paese era in ginocchio, abbiamo portato 209 miliardi”, ha detto, rivendicando le misure adottate durante l’emergenza sanitaria e il blocco dei licenziamenti. Ma soprattutto ha indicato quale dovrebbe essere, a suo giudizio, l’identità della futura coalizione: “Dobbiamo essere noi stessi, quelli che vogliono cambiare il Paese”.

Per il leader M5S la sfida non può essere costruita semplicemente in funzione dell’avversario. “Dobbiamo prima convergere su un progetto di cambiamento della società”, ha spiegato, ribadendo che il tema delle primarie non può diventare l’ossessione del dibattito politico. “Ogni giorno, almeno tre o quattro volte al giorno, rispondo sulle primarie”, ha ironizzato Conte. “Questo è il tempo del programma”.

Un programma che, nella sua visione, dovrebbe avere al centro giustizia sociale, sanità pubblica, lavoro e contrasto alle disuguaglianze, ma anche una nuova politica industriale e la capacità di governare le trasformazioni tecnologiche. Conte ha parlato del rischio di un nuovo “imperialismo digitale”, chiedendo una regolamentazione internazionale dell’intelligenza artificiale e un ritorno della politica alla capacità di governare i grandi poteri economici.

Bonaccini: “L’unità è una condizione necessaria”

Bonaccini ha raccolto la sfida, ma ha insistito su un altro punto: l’unità della coalizione. “L’unità della coalizione di per sé non è garanzia sufficiente per batterli, ma diventa condizione necessaria”, ha detto riferendosi al centrodestra. Il presidente del Pd ha ricordato come, alle ultime politiche, il centrosinistra si sia presentato diviso, mentre la destra, pur attraversata da conflitti interni, sia riuscita a presentarsi unita.

“Se torneremo a dividerci anche solo in due parti, il prossimo anno Giorgia Meloni tornerà a Palazzo Chigi”, ha ammonito Bonaccini.

Ma per l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna non basterà nemmeno una coalizione costruita esclusivamente contro il governo. “Non vinceremo le elezioni solo immaginando di mettere le persone, i partiti e i movimenti civici contro”, ha spiegato. “Gli italiani vogliono sapere cosa faremo noi”.

Da qui la proposta di concentrarsi nelle prossime settimane su “pochi punti chiari”, evitando programmi sterminati e difficili da leggere. Le primarie, ha aggiunto Bonaccini, possono essere uno strumento per scegliere il leader, ma la priorità è costruire “un’idea del Paese”.

Il nodo Renzi e la candidatura di Schlein

Il tema della leadership è tornato più volte nel corso della serata, così come quello di un eventuale ingresso di Matteo Renzi nella coalizione. Conte ha evitato di chiudere esplicitamente la porta, ma ha ribadito che la discussione non può essere ridotta al rapporto con l’ex presidente del Consiglio. “È sempre Renzi, scusate. Ogni cosa diventa in funzione o contro Renzi”, ha osservato. “Ma dobbiamo allargare questo spazio politico o dobbiamo restringerlo?”

E quando Guerzoni gli ha chiesto se, nel caso in cui Elly Schlein fosse indicata come candidata alla guida della coalizione, sarebbe disposto a sostenerla, Conte ha risposto senza esitazioni: “Certo che sarò leale. Certo che la sosterrò per tutta la durata della legislatura”. Ma ha respinto con forza l’idea che la sua posizione sia dettata da ambizioni personali: “Io sono al servizio di un progetto progressista”.

La legge elettorale divide, ma con dure critiche

Un altro terreno di confronto è stato quello della legge elettorale. Conte ha definito “antidemocratica” e “illiberale” la soglia di firme che rischierebbe, secondo la sua analisi, di penalizzare le nuove formazioni politiche. “Il palazzo difende se stesso”, ha accusato, sostenendo che le nuove forze rischierebbero di incontrare una barriera quasi insuperabile per presentarsi alle elezioni.

Bonaccini ha attaccato a sua volta la riforma in discussione al Senato, definendola senza mezzi termini una legge che “fa letteralmente schifo”. Secondo il presidente del Pd, il sistema prospettato ridurrebbe la possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti e penalizzerebbe in particolare la rappresentanza femminile.

Ucraina e Gaza, le posizioni sulla politica estera

Il confronto si è poi spostato sulla politica internazionale. Conte ha rivendicato la posizione del Movimento sulla guerra in Ucraina, ribadendo la condanna “senza se e senza ma” dell’aggressione russa, ma chiedendo con forza una svolta diplomatica. “Il tema è questo: tutti mandano le armi, ma manca qualcuno che possa impersonare questa svolta”, ha sostenuto, indicando nell’Italia il possibile “socio d’opera” di una nuova iniziativa diplomatica europea.

Sul conflitto a Gaza Conte ha invece annunciato che un eventuale governo progressista dovrebbe riconoscere lo Stato di Palestina, interrompere l’accordo di cooperazione militare con Israele e promuovere sanzioni nei confronti del governo Netanyahu.

Sicurezza e immigrazione: la sinistra non lasci spazio alla destra

Forte anche il passaggio sulla sicurezza e sull’immigrazione, un terreno sul quale entrambi hanno riconosciuto che il centrosinistra non può lasciare campo libero alla destra.

Conte ha sostenuto la necessità di aumentare gli organici delle forze dell’ordine, investire nella videosorveglianza e nella riqualificazione urbana e, contemporaneamente, affrontare seriamente la gestione dei flussi migratori e l’integrazione. “La sicurezza non la puoi garantire con la carenza di organico”, ha detto, parlando di una scopertura stimata in 25-30mila unità.

Bonaccini ha insistito sulla necessità di tornare a parlare ai ceti popolari, sostenendo che i diritti civili devono essere accompagnati dai diritti sociali. “Se i diritti civili non sono affiancati dai diritti sociali, cioè lavoro, scuola e sanità, rischiamo di parlare a una minoranza, mentre noi dobbiamo parlare alla maggioranza delle persone”, ha affermato.

L’omicidio del pizzaiolo e il tema della sicurezza

Un passaggio particolarmente applaudito è stato quello dedicato alla sicurezza e alla vicenda del pizzaiolo reggiano ucciso a coltellate. Bonaccini ha ricordato come, nelle ore successive all’omicidio, fosse stata diffusa la notizia che l’autore fosse straniero, salvo poi scoprire che si trattava di un italiano. “A me che sia italiano o straniero non interessa”, ha detto. “Voglio vivere in un Paese dove non succede che una persona perbene che lavora non possa tornare a casa ad abbracciare la propria famiglia”.

Per Bonaccini la sinistra non deve avere paura di parlare di sicurezza e anche di “repressione” quando necessaria, ma deve affiancarla a prevenzione e integrazione. Ha quindi criticato i decreti sicurezza del governo, annunciando che, in caso di vittoria del centrosinistra, verrebbero cancellati e sostituiti con un rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine.

Conte ha condiviso l’impostazione, aggiungendo la necessità di cancellare quelle che ha definito norme utilizzate per reprimere protesta e dissenso. Sull’immigrazione ha invece contestato la politica del governo Meloni e i centri realizzati in Albania, sostenendo che le risorse destinate a quell’operazione dovrebbero essere investite in Italia nell’integrazione, nella sanità, nelle infrastrutture e nel capitale umano.

Conte rilancia il fondo sovrano da 100 miliardi

Proprio sul futuro dell’Italia Conte ha rilanciato anche la proposta di un fondo sovrano da 100 miliardi di euro, destinato a sostenere gli investimenti e le filiere produttive strategiche, accompagnando la transizione verso robotica, intelligenza artificiale e nuove tecnologie.

Il congresso Pd può slittare dopo le elezioni

Sul finale è tornato il tema del Pd e del congresso. Bonaccini ha spiegato che saranno convocate a breve la direzione nazionale e successivamente l’assemblea nazionale del partito. Ma, considerato l’avvicinarsi della campagna elettorale, ha lasciato intendere che il congresso potrebbe essere rinviato dopo le elezioni, evitando che il Pd finisca per concentrarsi su se stesso proprio nel momento in cui il centrosinistra dovrebbe costruire l’alternativa alla destra.