La proposta prevede un Bosco Urbano di Comunità con percorsi, aree per la biodiversità, attività educative e partecipazione dei cittadini. Venerdì 4 settembre la presentazione pubblica al presidio
REGGIO EMILIA – Salvare interamente il Bosco Ospizio e trasformarlo in un Bosco urbano di comunità, aperto alla cittadinanza e gestito attraverso un percorso partecipato. È la proposta alternativa che l’Assemblea Bosco Ospizio ha deciso di rendere pubblica dopo averla presentata, nelle scorse settimane, prima all’Amministrazione comunale e poi a Conad Centro Nord.
Una proposta che arriva in una fase di stallo, mentre il soggetto attuatore, secondo quanto riferisce l’Assemblea, sta ancora valutando quanto illustrato nell’ultimo incontro. “Fino ad ora la nostra proposta alternativa per salvare interamente il Bosco Ospizio e renderlo fruibile alla cittadinanza è rimasta circostanziata ai soli ambienti istituzionali”, spiegano i promotori. Ora, aggiungono, “in questo momento di stallo” hanno deciso di condividerla “per trasparenza, con la città”.
L’Assemblea precisa che non si tratta di un progetto definitivo, ma di una idea progettuale. L’obiettivo è infatti coinvolgere gli abitanti prima della progettazione vera e propria, evitando di imporre scelte già definite.
Il Bosco Urbano di Comunità
Il cuore della proposta è la trasformazione dell’area in un Bosco urbano di comunità, valorizzato attraverso le cosiddette Nature based solutions (Nbs), cioè un approccio che considera i processi naturali come una vera infrastruttura per la rigenerazione del territorio.
Il bosco dovrebbe svolgere quattro funzioni principali. La prima è quella della natura, attraverso la conservazione della vegetazione spontanea, della biodiversità e del suolo, insieme alla tutela dei servizi ecosistemici. La seconda riguarda la fruizione, con percorsi pedonali, luoghi di sosta, accessibilità e sicurezza. La terza è l’educazione, con attività rivolte alle scuole, ai bambini, ai cittadini e alle associazioni. La quarta è quella della comunità, con il coinvolgimento diretto degli abitanti nelle iniziative di cura e conoscenza del bosco.
Quattro fasi per trasformare l’area
L’idea dell’Assemblea si sviluppa in quattro fasi. La prima prevede una conoscenza approfondita dello stato attuale del Bosco Ospizio, attraverso uno studio ecologico, paesaggistico e di fruibilità affidato a professionisti qualificati. La seconda consiste nell’articolazione del bosco in diversi ambiti, ciascuno collegato alle quattro funzioni individuate: natura, fruizione, educazione e comunità.
La terza riguarda la fruizione da parte dei cittadini. Non tutte le aree, viene spiegato, dovrebbero necessariamente essere accessibili nello stesso modo, proprio per conciliare tutela dell’ambiente e utilizzo pubblico. Infine, la quarta fase dovrebbe essere dedicata allo studio dei servizi ecosistemici garantiti dal bosco, con l’obiettivo di considerare l’area come una vera e propria infrastruttura verde della città.
Un comitato per gestire il bosco
Per la gestione del nuovo Bosco urbano di comunità, l’Assemblea propone la creazione di un Comitato per il Bosco Ospizio. Dovrebbero farne parte almeno il Comune di Reggio Emilia, la proprietà dell’area, l’Università di Modena e Reggio Emilia, le associazioni ambientaliste del territorio, rappresentanti del quartiere e uno o più tecnici forestali.
Anche sulla proprietà dell’area, l’Assemblea sostiene che esistano diverse possibilità. Quella considerata più immediata prevede che Conad Centro Nord rimanga proprietaria dell’area, sostenendo il progetto come un investimento di responsabilità ambientale e sociale.
“Un’occasione unica – sostiene l’Assemblea – di rendere finalmente concreti i numerosi proclami green e di sostenibilità presenti nei bilanci di impatto sociale della cooperativa”.
“Casa della Comunità e biblioteca possono trovare un’altra collocazione”
La proposta affronta anche uno degli argomenti utilizzati a sostegno del progetto: la realizzazione dei servizi destinati al quartiere. L’Assemblea sostiene di proporre, fin dal gennaio 2025, alternative per la collocazione della Casa della Comunità in edifici dell’area San Lazzaro già di proprietà dell’Ausl.
Secondo i promotori, negli stessi stabili potrebbe trovare posto anche la biblioteca, creando un possibile collegamento tra il quartiere e il nuovo campus universitario. L’Assemblea afferma di cercare da tempo un’interlocuzione con l’Ausl e sollecita l’azienda sanitaria ad ascoltare anche le istanze dei medici di medicina generale.
“Una proposta che responsabilizza tutti”
Secondo i promotori, il progetto avrebbe il vantaggio di coinvolgere e responsabilizzare tutti i soggetti interessati. Il Comune diventerebbe “supporto e garante delle istanze dei cittadini”. Conad Centro Nord potrebbe mettere in campo “buone pratiche di sostenibilità territoriale”. I cittadini, invece, diventerebbero “parte attiva della gestione e della manutenzione di un’area restituita alla città”.
La proposta sarà illustrata pubblicamente venerdì 4 settembre alle 20, durante un’iniziativa organizzata al presidio permanente in zona Campo di Marte II a Reggio Emilia.

