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Bosco Ospizio, l’apparente vittoria di Creonte e la sconfitta del centrosinistra

Le ruspe chiudono il confronto sul terreno, ma aprono una ferita politica. Per chi governa Reggio, e soprattutto per i Verdi in giunta, il conto si misura in credibilità

REGGIO EMILIA – Oggi a Bosco Ospizio sono entrate le ruspe, accompagnate da uno schieramento di polizia. I manifestanti sono rimasti fuori, il cantiere è partito. È l’epilogo che chi difendeva quel pezzo di natura in città aveva cercato di scongiurare. Apparentemente ha vinto Creonte. Politicamente, ha perso il centrosinistra che governa Reggio Emilia. E dentro questa sconfitta ce n’è una ancora più evidente: quella dei Verdi che siedono in giunta.

Avevamo già richiamato, raccontando questa vicenda, l’Antigone di Sofocle. Da una parte i manifestanti, nei panni della giovane che riconosce una legge superiore a quella degli uomini: nella nostra metafora, il dovere di non danneggiare la natura, di custodire ciò che vive, di lasciare qualcosa a chi verrà dopo. Dall’altra Creonte, incarnato da Conad e dal Comune, custodi delle leggi della polis: proprietà, piani urbanistici, accordi, autorizzazioni.

Quel parallelo torna oggi con tutta la sua forza. Perché la domanda posta da Antigone e dai manifestanti rimane aperta anche quando il potere riesce a imporre la propria decisione: aver fatto rispettare le regole basta per avere ragione?

Una città ha bisogno di certezze amministrative. Un Comune deve fare i conti con gli impegni assunti, con i diritti dei proprietari, con le conseguenze delle proprie scelte. E’ vero. Ma la politica serve proprio a misurarsi con questi vincoli e a cercare soluzioni quando emerge un conflitto fra un progetto approvato e una sensibilità collettiva che chiede di ripensarlo. Altrimenti per governare basterebbe un ufficio incaricato di eseguire quanto deciso in passato.

È su questo terreno che il centrosinistra reggiano esce sconfitto. Una forza politica che fa della partecipazione e della tutela ambientale elementi della propria identità dovrebbe avvertire come un fallimento l’approdo di questa vicenda. Può spiegare le difficoltà, ricostruire i passaggi amministrativi, rivendicare i servizi previsti dal progetto. Resta però il risultato: non è riuscita a costruire una soluzione capace di ricomporre la frattura con una parte della città.

Conad persegue un obiettivo imprenditoriale. Il Comune ha una responsabilità più ampia: rappresentare anche chi contesta, riconoscere il valore pubblico delle domande che arrivano dal basso, interrogarsi sul modello di città che ogni trasformazione contribuisce a costruire. Ridurre tutto alla possibilità di procedere significa lasciare senza risposta la questione politica.

Per i Verdi il giudizio è ancora più severo. Chi porta l’ambientalismo dentro un’amministrazione chiede agli elettori di credere che quella presenza possa cambiare le decisioni. È questa la ragione del suo stare al governo. Se, nel momento del conflitto concreto, il risultato è quello che vediamo oggi contro cui si mobilitano inutilmente i cittadini che difendono un bosco urbano, la domanda diventa inevitabile: quanto ha inciso quella presenza?

Non basta esprimere contrarietà per sottrarsi alla responsabilità dell’esito. Si può perdere una battaglia anche combattendola con convinzione. Ma allora occorre chiamarla sconfitta, spiegarne le ragioni e chiarire quali conseguenze politiche se ne traggano. Restare in giunta significa anche rispondere delle scelte che l’amministrazione compie e di quelle che non riesce a cambiare.

E qui bisogna tornare a Sofocle. Perché chi ricorda soltanto la condanna di Antigone si ferma prima della fine.

Antigone muore nella grotta in cui Creonte l’ha fatta rinchiudere. Emone, figlio del re e promesso sposo della giovane, si uccide dopo averla trovata morta. Anche Euridice, moglie di Creonte, si toglie la vita quando apprende la sorte del figlio. Il sovrano resta vivo, ma annientato dalla consapevolezza delle conseguenze della propria ostinazione. Il suo comando è stato eseguito. Tutto ciò che gli dava valore è perduto.

Il senso politico della tragedia sta in quella solitudine finale: un potere può imporsi e, nello stesso momento, distruggere i legami che lo sostengono.

A Reggio quei legami si chiamano fiducia, partecipazione, credibilità. Non sappiamo quanto questa vicenda peserà in futuro. Sappiamo però che la distanza fra le parole dell’ambientalismo e le decisioni di governo presenta un conto, soprattutto a chi dell’ambientalismo ha fatto la propria bandiera. Oggi Creonte può guardare il cantiere e dire che la sua volontà è stata rispettata. Farebbe bene a rileggere l’ultima pagina.