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AQ16, bene la messa a norma: ma chi mette il milione di euro?

Il valore sociale del laboratorio merita di essere riconosciuto. Ora il Comune deve chiarire come finanziare i lavori, ricordando che i capannoni di via Manfredi sono patrimonio pubblico

REGGIO EMILIA – Bene la scelta di dare un futuro ad AQ16, bene il percorso per mettere in sicurezza gli spazi. Ora, però, bisogna rispondere alla domanda che accompagna ogni progetto quando dalle intenzioni si passa ai cantieri: chi mette i soldi? Perché per sistemare i capannoni di via Fratelli Manfredi si parla di oltre un milione di euro. E nelle informazioni diffuse sulla delibera del Comune questa risposta ancora non c’è.

Partiamo da ciò che merita di essere riconosciuto. In oltre vent’anni AQ16 ha costruito occasioni di incontro, partecipazione e socialità. Ha dato spazio a esperienze e persone che una città deve saper ascoltare, anche quando esprimono posizioni scomode o lontane da quelle di chi amministra. Il valore di un luogo di aggregazione si misura anche nella sua capacità di accogliere chi fatica a trovare spazio altrove.

Il Comune fa dunque bene a riconoscere questo patrimonio e a cercare una strada che permetta di conservarlo, aprendolo a nuove responsabilità e alla collaborazione con altre realtà. Altrettanto positiva è la volontà di affrontare la sicurezza dei locali. Chi frequenta un concerto, partecipa a un’iniziativa o organizza un’attività deve poterlo fare in ambienti adeguati. La messa a norma è una condizione essenziale per dare continuità a quell’esperienza.

C’è poi un elemento che deve restare al centro della discussione: la struttura è del Comune. I capannoni appartengono alla collettività. Un eventuale investimento pubblico per recuperarli migliorerebbe dunque un bene pubblico, destinato a restare nel patrimonio della città. È un dato decisivo per valutare correttamente la spesa e le responsabilità dell’amministrazione.

Proprio questa proprietà pubblica, però, rende necessaria una spiegazione chiara. Quale quota dei lavori intende finanziare il Comune? Esistono risorse già disponibili in bilancio? Si pensa a contributi regionali, a fondazioni, a donazioni? All’associazione che fa riferimento ad AQ16 e agli eventuali altri partner sarà chiesto un contributo? Con quali tempi e quali impegni?

Il richiamo alla co-progettazione indica un metodo di collaborazione. Il piano finanziario deve ancora essere illustrato. Mettere attorno a un tavolo amministrazione e Terzo settore può aiutare a costruire un progetto migliore e a cercare risorse, ma il costo di impianti, adeguamenti e lavori dovrà trovare una copertura concreta.

Nelle informazioni rese note finora questo passaggio resta aperto. Non significa che i finanziamenti non ci siano o che non possano essere trovati. Significa che ai cittadini va spiegato se siano già stati individuati, se esistano interlocuzioni avviate oppure se la ricerca debba ancora cominciare. Va chiarito anche quanto servirà per rendere sicura la struttura e quanto, successivamente, per sostenerne le attività.

Chiedere questi numeri significa prendere sul serio il futuro di AQ16. Un progetto con risorse certe, responsabilità definite e condizioni di utilizzo trasparenti offre garanzie a chi lo frequenta, a chi lo gestirà e alla città che possiede l’immobile.