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Aiuto, mi si è ristretta la Giareda

La fiera con le bancarelle è durata tre giorni invece che cinque, ma le messe ci sono tutte. Ma per FI e FdI è scristianizzazione

REGGIO EMILIA – Nella nostra città è in atto un dramma epocale. Una ferita al cuore della cristianità. La fine dei tempi. La Giareda è durata solo dal 4 al 6 settembre.

Avete capito bene. Tre giorni di bancarelle invece di cinque. Aprite i cieli. Forza Italia e Fratelli d’Italia sono insorti come un sol uomo gridando all’offesa delle tradizioni e, udite udite, alla “scristianizzazione” della città.

Scristianizzazione. Parola grossa. Pesante. Che evoca chiese chiuse, crocifissi divelti, messe proibite. Peccato che non sia successo niente di tutto questo.

Perché in realtà, come era stato annunciato e come chiunque abbia avuto la decenza di leggere il comunicato stampa sa, le celebrazioni religiose della Giareda ci sono tutte. Anzi, il clou è domani, con la messa solenne del vescovo. Tutto al suo posto. Nessuno ha toccato l’altare.

Cosa si è “ristretto”? Le bancarelle. Quelle. Ora, con tutto il rispetto per il folclore e per il commercio ambulante, qualcuno ci deve spiegare quando esattamente la dimostrazione dal vivo di come si usa lo spazzettone magico che non lascia peli è diventata parte integrante della dottrina cattolica.

In quale Concilio Vaticano è stato sancito il dogma della focaccia ligure con le olive come simbolo della cristianità reggiana? In quale enciclica si parla del pelapatate a tre lame che pela anche l’ananas?

Perché se la fede dei nostri padri dipende dalla presenza o meno, il 7 e l’8 settembre, dello stand che vende il torrone di Cremona e i calzini di spugna a 12 paia per 10 euro, allora abbiamo un problema teologico molto più serio di quanto pensassimo.

La verità è molto più prosaica: l’amministrazione, pare d’accordo con gli ambuanti, ha accorciato di due giorni la parte commerciale della fiera. Fine. Non ha sconsacrato la città. Non ha trasformato il duomo in una discoteca.

Ma si sa, in campagna elettorale permanente fa più effetto gridare alla crociata. Fa più titoli dire “ci rubano la tradizione” che dire “ci hanno tolto due giorni di bancarelle”.

Intanto, domani chi vuole pregare troverà una chiesa aperta e un vescovo a celebrare. Chi voleva lo spazzolone magico, invece, dovrà rassegnarsi. Lo può sempre trovare in qualche altra sagra.