La Cisl Scuola: “È il numero più alto mai registrato in provincia. Serve trasformare i posti in deroga in organico stabile per garantire continuità agli alunni con disabilità”
REGGIO EMILIA – “Il prossimo anno scolastico inizierà a Reggio con un record poco piacevole: saranno 1.296 i posti di sostegno autorizzati in deroga, tutti destinati a essere coperti con contratti a tempo determinato fino al 30 giugno. È il numero più alto mai registrato in provincia e il terzo dell’Emilia-Romagna, dopo Bologna e Modena”.
Così Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale, presenta i numeri che andranno ad impattare sul funzionamento della scuola e pure sui bimbi e sui ragazzi con disabilità, per i quali la scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento. È lo spazio nel quale si costruiscono autonomia, comunicazione, relazioni e fiducia. Un percorso delicato, che ha bisogno di competenza, tempo e soprattutto continuità.
La parola magica è proprio questa: continuità del rapporto docente/studente. Impossibile da mantenere con una quota così alta di insegnanti di sostegno in deroga. Ma cosa significa ‘deroga’? La deroga è una risorsa aggiuntiva autorizzata quando l’organico stabile non basta a rispondere ai bisogni effettivi degli alunni. Accanto ai posti stabili, dunque, vengono concessi altri posti per un solo anno scolastico. Sono indispensabili, ma restano temporanei: devono essere nuovamente autorizzati l’estate successiva e vengono coperti in larga parte con contratti a tempo determinato. “Il Ministero, anziché riconoscere fino in fondo un diritto, tenta di garantirlo con risorse centellinate e provvisorie”, attacca Fiore.
I NUMERI A REGGIO E IN REGIONE
In Emilia-Romagna i posti in deroga sono saliti a 9.190, superando i 7.991 posti dell’organico dell’autonomia. Nello stesso tempo gli alunni con disabilità certificata sono arrivati a 26.704, oltre quattromila in più rispetto al 2023/2024. Anche a Reggio la crescita è evidente: nelle scuole statali gli alunni con disabilità erano 3.374 nel 2025/2026, quasi mille in più rispetto a dieci anni prima. “L’autorizzazione dei 1.296 posti è quindi necessaria ma qui occorre fare un passo ulteriore: quando il bisogno si consolida nel tempo, anche i posti devono progressivamente diventare stabili”. Non è uno slogan, una pia intenzione. E’ una necessità che incide sulla pelle di chi lavora, degli studenti e delle loro famiglie.
PROTEGGERE I RAGAZZI
Dietro la formula “posto in deroga” ci sono infatti bambini che possono cambiare insegnante, famiglie costrette ad attendere ogni estate le nuove nomine e scuole chiamate a ricostruire equilibri già faticosamente raggiunti. Per un alunno con disabilità perdere il docente di sostegno può significare interrompere un metodo di lavoro, dover ricominciare un percorso educativo e relazionale. Certo, esiste la possibilità per le famiglie di chiedere la conferma del docente in deroga. Procedura che può contribuire a tutelare la continuità ma non risolve il problema alla radice. La conferma, infatti, resta legata alla disponibilità del posto, alle graduatorie e alle procedure annuali di nomina.
“La strada da seguire è chiara – conclude Fiore –: trasformare progressivamente i posti consolidati in organico di diritto, ampliare le assunzioni del personale specializzato e programmare le risorse con tempi certi. A questi alunni lo Stato deve assicurare un percorso stabile, qualificato e rispettoso dei loro bisogni. Non è una concessione: è un diritto”.

