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Pru di Ospizio, Ganassi: “Ora è il tempo della responsabilità”

Il consigliere Pd difende l’iter del progetto e replica agli attivisti: “Il confronto c’è stato, ascoltare non significa assecondare. Ripensare continuamente decisioni e procedure già concluse rischia di diventare un cortocircuito delle istituzioni”

REGGIO EMILIA In “Ricomincio da capo”, film del 1993, il personaggio interpretato da Bill Murray finiva intrappolato in un loop temporale che lo costringeva a rivivere all’infinito la giornata del 2 febbraio che negli Stati Uniti coincide con il “giorno della marmotta”. Cito questa pellicola perché il dibattito sul Pru di Ospizio sembra averci bloccato dentro un loop temporale, dove tutte le discussioni e i confronti pregressi paiono annullarsi giorno per giorno, tanto da ritrovarsi sempre punto e a capo, quasi fosse l’ultima novità nel panorama amministrativo reggiano.

Il rilascio dei permessi di costruire, la negazione di una loro sospensiva dal Tar e l’arrivo legittimo dei mezzi per l’avvio del cantiere hanno contribuito sicuramente a questa nuova vampata mediatica sulla riqualificazione dell’area dell’ex ricovero, ma il pregresso non può essere ignorato. Nell’arco di più di quindici anni su quell’area, che non ha mai visto mutare la destinazione urbanistica, si avvicendano i proprietari e due diversi progetti di riqualificazione, l’ultimo dei quali – con una significativa diminuzione delle volumetrie disponibili – termina il proprio iter amministrativo con la delibera di approvazione dell’ultima variante nel maggio del 2024.

Nel mentre, era in corso da oltre un anno il percorso di co-progettazione dei servizi della nuova Casa della Comunità di Reggio Est che ha coinvolto AUSL, servizi comunali, enti del terzo settore e la Consulta territoriale dell’Ambito E. Proprio nell’estate del 2024, a poche settimane dall’approvazione dell’ultima delibera, scoppia la polemica che si trascina immutata fino ad oggi. Non si può omettere che nei mesi successivi queste rivendicazioni abbiano trovato uno sbocco anche a livello istituzionale, con la convocazione di un Consiglio comunale “aperto” dove fu chiarito senza margini dubitativi quello che sarebbe stato il proseguimento del Pru, la discussione di una mozione popolare,  vari momenti d’incontro presso gli uffici degli assessori competenti o assemblee pubbliche convocate dagli attivisti, come quella del gennaio 2025 al Catomes Tôt con la presenza del vicesindaco De Franco.

In questi giorni, il sindaco Massari è intervenuto in modo chiaro: “come esiste un tempo dell’ascolto, deve esistere anche un tempo della responsabilità” e mi permetto di aggiungere: ascoltare non vuol dire assecondare e alla fase del confronto segue la necessità di deliberare. Le decisioni in una democrazia rappresentativa spettano agli organi competenti e legittimati a rappresentare tutta la comunità che li ha designati. Su questi amministratori grava poi l’onere decisionale e tutte le responsabilità che ne possono discendere. Pensare di rimettere costantemente in discussione atti e procedure che hanno fatto il loro corso, o addirittura delegare momenti decisionali a riunioni spontanee, settoriali e informali di attivisti, per quanto animate dalle migliori intenzioni ma scevre di qualsiasi legittimazione istituzionale e di conseguenza da qualsivoglia responsabilità amministrativa, non rappresenterebbe una manifestazione di democrazia, ma il cortocircuito patologico di istituzioni che non funzionano.

Il loop temporale in cui sembra incastrarci il dibattito sul Pru non può nemmeno annullare la consapevolezza sulla situazione attuale e sul passato dell’area dell’ex ricovero. Essendo praticamente nato e cresciuto a Ospizio, ho il ricordo vivido delle vecchie strutture. La biblioteca Ospizio, dove sin da piccolo mi recavo accompagnato dai miei genitori e dove si andava ai tempi delle elementari per fare le ricerche con i compagni di classe, la sede della Circoscrizione 6 e il progetto del Ccr, l’ufficio decentrato dell’anagrafe cittadina e il servizio “Comune-Informa” per consentire l’accesso a Internet quando le linee adsl domestiche erano ancora poco diffuse, la vecchia casa di riposo, dove con la mia classe della scuola G. Marconi partecipammo a un progetto di animazione e incontro con gli ospiti della struttura.

Un’area che a lungo ha rappresentato un importante centro di attività sociali e civili per l’area urbana Est della città, mai sostituito dopo la demolizione degli spazi che le ospitavano e del quale si avverte ancora l’utilità. Veniamo infine al “sensazionalismo”. Ho scelto di proposito di riferirmi allo spazio in termini di “area dell’ex ricovero”, proprio per evitare problemi valutativi e strumentalizzazioni. Non è tanto la scelta di quanti parlano di “bosco”, quanto la rappresentazione fantasiosa e alterata che ne viene data a destare più di una perplessità.

Si sorvola sulla proprietà dell’area, sul fatto che la stessa sia recintata anche per questioni di pubblica sicurezza, in considerazione delle fondamenta dei precedenti edifici che continuano a insistere sull’area che necessita di bonifica, mentre si procede solo con la pubblicazione di foto parziali o riferibili ad altri luoghi. Ci sono poi le fake news delle quali si è ormai perso il conto, solo per citarne alcune: dalla realizzazione del solo punto vendita, alla cessione onerosa degli spazi pubblici, alla mancanza di consapevolezza da parte di Ausl sul presidio sanitario. Tutte prontamente smentite, da ultimo anche con l’intervento dell’Azienda sanitaria, ma che prontamente sono rilanciate in un continuo gioco allo sfinimento dell’opinione pubblica.

Si moltiplicano gli appelli e le petizioni, anche da fuori regione, tutte di principio e sottoscritte da soggetti che, con tutta probabilità, conoscono solo in modo parziale e per sentito dire la vicenda amministrativa. L’ascolto e il dialogo sono sempre opportuni, ma credo che soprattutto quest’ultimo abbia come prerequisito la capacità di confrontarsi e riconoscere le ragioni dell’altra parte, specie nel caso in cui siano tutelate dal diritto. Intavolare una discussione, anche da parte del soggetto attuatore, con chi (fuori tempo massimo) ha sempre e solo chiesto l’annullamento totale del Pru e il conseguente abbandono dell’area, dovrebbe far riflettere non solo sulla fattibilità dell’operazione, quanto sulla presenza di una reale disponibilità al confronto in tutte le parti in causa.

La mobilitazione e il presidio che hanno interessato l’area in questi giorni, le tante presenze da fuori città o fuori provincia, resteranno una testimonianza importante per i tempi a venire e continueranno a interrogarci su come programmare gli interventi futuri, consapevoli però delle misure importanti già adottate in direzione di uno sviluppo sostenibile, a partire dal Pug e dalla gestione delle prime manifestazioni d’interesse a piano vigente. Gli ulteriori margini di intervento migliorativo, prospettati dal sindaco e dall’assessore Pasini durante l’incontro con la delegazione dei manifestanti, dimostrano come siano state davvero prese in considerazione tutte le sensibilità emerse durante questa lunga discussione.

L’auspicio non può essere che quello di una risoluzione pacifica della vertenza e della possibilità di accesso all’area da parte della proprietà, senza ostacoli illegittimi, per avviare il prima possibile le operazioni di demolizione dell’esistente in modo da fruire, a beneficio del quartiere e dei residenti, dell’ultimo periodo della stagione feriale estiva. Sono alcune riflessioni che sento di portare come rappresentante della maggioranza consiliare, ma anche quale cittadino residente da sempre in zona, in piena coerenza con il lungo iter di un progetto che continua ad avere valore per il territorio e a differenza di consiglieri di lungo corso che prima votano le delibere di variazione operativa degli strumenti urbanistici e poi vanno a fare le barricate contro l’attuazione delle decisioni assunte con il concorso del proprio voto.

Nando Ganassi, consigliere comunale di Reggio Emilia, gruppo Partito Democratico