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Le 20 cose che un reggiano ha fatto almeno una volta nella vita

Dai leoni di Piazza San Prospero al gnocco fritto, dalla Reggiana a Casa Cervi: 20 esperienze che accomunano chi è nato o cresciuto a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Ci sono cose che, prima o poi, capita di fare a quasi tutti i reggiani. Alcune sono tradizioni, altre ricordi d’infanzia, altre ancora semplicemente esperienze che fanno parte della vita in città e provincia. Abbiamo provato a mettere insieme 20 cose che un reggiano ha fatto almeno una volta nella vita. Non è una classifica e sicuramente ne manca qualcuna. Ma se ne avete fatte almeno 15, probabilmente siete reggiani doc.

1. È salito sui leoni di Piazza San Prospero da piccolo

Una delle grandi “prove” dell’infanzia reggiana. Prima o poi quasi tutti i bambini sono finiti sopra quei due leoni davanti alla basilica di San Prospero. Qualcuno per giocare, qualcuno per farsi fotografare. E probabilmente da qualche parte esiste ancora quella fotografia.

2. Ha mangiato il gnocco fritto fino a scoppiare

Il gnocco, sì, non lo gnoccco, perché a Reggio si chiama così (da non confondersi con la torta fritta di Parma sennò ti fucilano). Si parte con “ne prendo solo due”. Poi arrivano salumi, formaggi, cipolline e sottoli. E quando ormai sei pieno, qualcuno porta in tavola un altro cestino. A quel punto dire di no è praticamente impossibile.

3. Ha discusso su dove fanno il miglior erbazzone

Ogni reggiano ha il suo preferito. Quello del forno sotto casa. Quello della nonna. Quello del bar. Quello che “una volta era molto più buono”.

4. È salito almeno una volta sulla Pietra di Bismantova

Con la scuola, con gli amici, con la famiglia oppure semplicemente perché qualcuno ha detto: “Andiamo a fare una passeggiata”. Prima o poi un reggiano è arrivato sulla Pietra. E almeno una volta si è fermato a guardare il panorama pensando che, tutto sommato, ne valeva la pena.

5. Ha bevuto un bicchiere di Lambrusco

A pranzo, a cena, durante una festa o davanti a un tagliere di salumi. Il Lambrusco è una presenza quasi inevitabile sulla tavola reggiana. E c’è sempre qualcuno che sostiene di conoscere il Lambrusco migliore della provincia.

6. Ha mangiato cappelletti a Natale

Non è semplicemente un piatto. È una tradizione familiare. E ogni famiglia ha la propria ricetta. C’è chi li vuole più piccoli, chi più grandi, chi mette più carne e chi sostiene che quelli veri siano soltanto quelli fatti dalla nonna.

7. Ha comprato il Parmigiano direttamente in un caseificio

Entri per comprare mezzo chilo. Esci con due chili di Parmigiano, burro, ricotta e magari qualche altro prodotto. “Ne valeva la pena”. Naturalmente sì.

8. Ha visto almeno una partita della Reggiana

Allo stadio Città del Tricolore (guai a chiamarlo Mapei stadium) oppure, per chi ha qualche anno in più, al Mirabello. Che sia stato per passione, per curiosità o perché ti ci ha portato il padre, almeno una partita della Reggiana fa parte della memoria di moltissimi reggiani.

9. È stato almeno una volta a una Festa dell’Unità

Per la politica, per gli amici, per la musica o soprattutto per mangiare. Le feste dell’Unità hanno accompagnato generazioni di reggiani e continuano a rappresentare una parte della storia sociale della provincia.

10. È stato a un concerto al Campovolo

Ligabue, Vasco, U2, Harry Styles o uno dei tanti grandi concerti che hanno trasformato l’area di Campovolo in uno dei luoghi simbolo della musica italiana. E dopo il concerto arriva sempre il momento più difficile: ritrovare la macchina.

11. Ha fatto una passeggiata sul Crostolo

A piedi, in bicicletta, correndo o con il cane. Il Crostolo è il luogo dove si va quando si vuole stare nel verde senza uscire davvero dalla città.

12. Ha mangiato un Bif

Perché a Reggio Emilia non è un ghiacciolo. È un Bif. Una parola che basta a riconoscere immediatamente un reggiano, soprattutto quando si parla dell’estate e dell’infanzia.

13. Ha litigato sulla ricetta dei cappelletti

Carne sì o carne no? Più Parmigiano o meno Parmigiano? Brodo di cappone oppure no? La discussione è infinita. E alla fine qualcuno pronuncia la frase definitiva: “Quelli di mia nonna erano un’altra cosa”.

14. Ha fatto una gita scolastica in uno dei luoghi simbolo della città

Musei Civici, Basilica della Ghiara, Teatro Municipale, Sala del Tricolore. Da bambini magari sembravano visite interminabili. Da adulti, invece, molti tornerebbero volentieri a rivedere quei luoghi.

15. Ha passato almeno un 25 aprile a Casa Cervi

Per un reggiano è quasi un rito. Il 25 aprile a Casa Cervi, a Gattatico, tra musica, incontri, dibattiti, persone e memoria della Resistenza. Generazioni diverse si ritrovano ogni anno nello stesso luogo per celebrare la Liberazione.

16. Ha mangiato una fetta di erbazzone appena comprata

Quella che scotta. Quella che ti dici “aspetto che si raffreddi”.  E invece dopo trenta secondi sei già al primo morso. Con conseguente ustione del palato.

17. Ha fatto almeno una volta il giro dei ponti di Calatrava

Soprattutto per accompagnare qualcuno venuto da fuori. “Ti faccio vedere i ponti”. E così si finisce inevitabilmente sulla tangenziale a guardare le tre grandi strutture bianche che sono diventate uno dei simboli moderni della città.

18. Ha trascorso una serata in Piazza San Prospero

D’estate, con gli amici, per un aperitivo, per un evento o semplicemente per fare due passi. Piazza San Prospero è uno dei luoghi nei quali prima o poi si finisce. E se sei reggiano, probabilmente hai anche una storia legata a quella piazza.

19. Ha detto: “A Reggio si vive bene”

Questa frase arriva quasi sempre dopo una lunga serie di lamentele. Il traffico. I parcheggi. Il caldo. La politica. I prezzi. Poi, alla fine: “Però a Reggio si vive bene”.

20. Ha detto che a Reggio manca qualcosa

Ed ecco la contraddizione finale. Lo stesso reggiano che sostiene di vivere bene in città è spesso anche quello che dice che manca un locale, un concerto, un negozio, un parcheggio, un evento o chissà cos’altro. Perché lamentarsi della propria città è, in fondo, una delle tradizioni più reggiane che esistano.

Quante ne avete fatte? E soprattutto: quale abbiamo dimenticato?