Da domani parte un questionario: a ottobre un confronto pubblico sui dati
REGGIO EMILIA – La Cgil reggiana lancia un’inchiesta sociale sulla sanità pubblica e sul delicato tema della salute mentale. Da domani, sui canali social del sindacato e tra gli iscritti (oltre 100.000 sul territorio) sarà diffuso un questionario di 16 domande, del tutto anonimo, che indaga la percezione dei cittadini sul sistema sanitario nazionale e suigli eventuali disservizi riscontrati.
L’indagine, dal titolo “Come stai Reggio?”, punta a focalizzare alcuni temi di riflessione politica su cui ci si confronterà in un evento pubblico già fissato per l’1 ottobre all’università con il presidente della Regione Michele De Pascale. L’iniziativa si inserisce nella scia della raccolta firme iniziata il 15 maggio e in programma fino a settembre, con cui la Cgil e altri soggetti propongono una legge di iniziativa popolare per sostenere e migliorare la sanità pubblica.
Tra le domande chiave del questionario, una riguarda le liste d’attesa e un’altra chiede se in caso di tempi troppo lunghi ci si sia rivolti al privato o si abbia rinunciato alle cure. Un quesito riguarda poi le fonti più frequenti di stress psichico, tra cui secondo la Cgil possono annoverarsi povertà o condizioni di lavoro. Infine, alla luce anche dei recenti episodi di cronaca cittadina (lo straniero che correva nudo in circonvallazione e l’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa) la Cgil accende i riflettori sulla sofferenza interiore e la patologia mentale, chiedendo se siano sottostimate o poco conosciute. “E’ un tema- spiega il segretario generale della Camera territoriale Cristian Sesena- che noi vogliamo affrontare nella sua complessità”.
Rifiutando cioè “la partita delle semplificazioni per cui, dopo un evento drammatico, si additano i servizi di salute mentale locali (già oberati di lavoro) o si invoca la riapertura dei manicomi per nascondere il problema”.
Insomma, dice ancora Sesena, “non possiamo permetterci una deriva per cui la salute psichica diventi un tema di classe tra chi può curarsi e chi no e su cui pesa ancora un forte stigma sociale”. Elena Strozzi, componente della segreteria confederale che si occupa del Welfare, ricorda che “l’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa per quota di spesa sanitaria dedicata all’assistenza psichiatrica con appena il 3% del fondo sanitario, mentre i principali Paesi ad alto reddito ne dedicano più del 10%”.
Eppure, secondo i dati del ministero della Salute “una persona su quattro ogni anno soffre di un disagio psichico con un preoccupante aumento registrato con la pandemia covid soprattutto tra adolescenti e giovani”, evidenzia Strozzi. Tra le categorie più esposte al disagio mentale la sindacalista indica poi anche i caregiver delle persone non autosuffcienti. “Ai banchetti delle firme per la legge popolare- conclude la sindacalista- abbiamo colto una certa rassegnazione nei confronti della sanità pubblica, come se il passaggio a quella privata fosse inevitabile. Anche con questa inchiesta vogliamo ribadire che non è per forza così”.

