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Diga di Vetto, gli ambientalisti: “La vedremo fra 15 anni”

Le associazioni: “Per ora solo annunci, bisogna puntare sul contratto di fiume”

REGGIO EMILIA – “La diga di Vetto viene raccontata come una certezza imminente, ma la realtà procedurale dice tutt’altro”. Lo sottolinea il coordinamento ambientalista “Salviamo l’Enza”, che critica il susseguirsi di annunci ed entusiasmo da parte di esponenti politici e associazioni favorevoli a uno sbarramento che – nelle dichiarazioni – arriva fino a 150 milioni di metri cubi (con ulteriori 30 milioni per la laminazione delle piene) contro i 96 iniziali.

Il coordinamento precisa infatti che ad oggi “non esiste alcun progetto di fattibilità tecnico-economica approvato né sono stati stanziati i finanziamenti per un’opera stimata in oltre un miliardo di euro”. Le uniche risorse attualmente disponibili, viene ricordato, ammontano a circa 3,2 milioni di euro per le indagini geologiche preliminari, che richiederanno circa due anni. Insomma “tra valutazioni ambientali, Via, conferenze dei servizi, progetto esecutivo, espropri e appalti, l’infrastruttura non potrebbe entrare in funzione prima di 10-15 anni”, sottolinenano gli ambentalisti.

Invitando quindi a concentrare risorse ed energie sul Contratto di Fiume della Valle dell’Enza, approvato lo scorso 23 luglio 2026. “L’accordo prevede programma d’azione quinquennale con interventi immediatamente attuabili come: mappatura delle aree per la ricarica naturale e controllata delle falde e l’accumulo idrico superficiale, realizzazione di piccoli invasi diffusi sul territorio, riduzione dei consumi idrici civili e agricoli, promuovendo il riutilizzo delle acque reflue dei depuratori (a partire da quello di Roncocesi) e gestione integrata del bacino ed ecosistemi fluviali”. Interventi cioè che “possono essere avviati subito, senza attendere quindici anni”, chiude il coordinamento.