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Centrosinistra, tutte le anime a confronto: dal Bosco Ospizio al nodo del riformismo

Il Pd difende l’alleanza larga, mentre Azione reclama maggiore coinvolgimento. Bosco Ospizio resta il terreno dello scontro più evidente

REGGIO EMILIA – “Non ci siamo realmente sentiti parte di questa coalizione”. È una delle frasi più nette pronunciate ieri sera alla Festa dell’Unità, durante il confronto tra le diverse anime del centrosinistra reggiano. A dirla è stato Claudio Bigi di Azione, intervenuto in un dibattito che ha mostrato una coalizione ancora formalmente unita, ma attraversata da sensibilità e valutazioni molto diverse.

Al tavolo, insieme a Bigi, Massimo Gazza per il Pd, Armando Anceschi per il Psi, Roberto Neulichedl per il M5S, Alessandro Miglioli per Avs, Lorenzo Sassi per +Europa, Maura Manghi per Italia Viva e Rosario Martorana per la Lista Massari. A guidare il confronto Paolo Pergolizzi, direttore di Reggio Sera.

Il primo tema è stato quello della tenuta della coalizione e del rapporto con l’area centrista e riformista. Gazza ha difeso la formula costruita nel 2024 e ha sottolineato che, se il centrosinistra vuole avere ambizioni anche nella competizione nazionale, non può fare a meno di una componente riformista e liberale organizzata.

Per il segretario provinciale del Pd, il problema è mantenere una “coalizione permanente”, capace di coinvolgere anche le forze che non hanno rappresentanti in Consiglio comunale o in giunta. Gazza ha rivendicato il fatto che, nei momenti più delicati affrontati dall’amministrazione Massari, la coalizione abbia comunque garantito il proprio sostegno al sindaco.

Il Pd, ha spiegato, deve però assumersi la responsabilità di essere il perno di una coalizione ampia, facendo in modo che ogni sensibilità possa esprimersi. La sfida dei prossimi due anni e mezzo sarà soprattutto quella di costruire progetti concreti e condivisi, capaci di produrre risultati percepibili dai cittadini.

Bosco Ospizio, il punto più delicato
Il confronto è entrato poi nel tema più divisivo degli ultimi mesi: il Bosco Ospizio. Roberto Neulichedl ha ribadito la propria posizione favorevole a una revisione del progetto e ha ricordato di aver auspicato un passo indietro da parte di Conad. L’assessore M5S ha però insistito sulla complessità della partita e sulla necessità di tenere insieme sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Secondo Neulichedl, il Bosco Ospizio ha fatto emergere anche un problema più generale: una parte consistente dei cittadini non si sente rappresentata sui temi ambientali. La protesta, ha sostenuto, ha portato alla luce una sensibilità che la politica non può ignorare.

“Il compito è individuare una rotta”, ha spiegato, ma davanti a un problema come quello del Bosco Ospizio occorre valutare tutte le possibili alternative prima di decidere come procedere. Ancora più ampia la riflessione di Alessandro Miglioli. Per il consigliere di Avs, all’interno di una coalizione è normale e persino positivo avere opinioni differenti. “Se fossimo tutti d’accordo saremmo tutti iscritti allo stesso partito”, è il senso del suo intervento.

Miglioli ha sostenuto che la politica non debba limitarsi ad accettare le regole esistenti, ma possa modificarle. Nel caso del Bosco Ospizio, il riferimento è alla normativa urbanistica regionale e a un sistema che ha consentito il mantenimento di diritti edificatori per un periodo molto lungo. Avs, ha ricordato, aveva già sostenuto l’opportunità di collocare la Casa della salute e la biblioteca nell’area del San Lazzaro, riducendo così il consumo di suolo.

Ma Miglioli ha anche posto un’altra questione: i cittadini di Ospizio chiedono servizi e hanno ragione a farlo. Il problema è che negli ultimi vent’anni il Comune non è riuscito a realizzare una biblioteca di quartiere. Per il consigliere di Avs questo è il risultato di un progressivo depotenziamento del settore pubblico, che ha reso gli enti locali sempre più dipendenti dall’intervento dei privati.

Le due esigenze, ha sostenuto, non devono essere messe una contro l’altra: la tutela del verde e la richiesta di servizi possono convivere soltanto attraverso un nuovo rafforzamento della capacità del pubblico di programmare e intervenire.

Bigi: “Ci siamo sentiti poco coinvolti”
È stato Claudio Bigi a portare nel dibattito la critica più esplicita sul funzionamento della coalizione. Azione, ha chiarito, non fa formalmente parte della maggioranza perché non ha ottenuto consiglieri comunali né assessori. Ma ha condiviso il programma elettorale e ritiene che, proprio per questo, debba essere coinvolta maggiormente nelle scelte.

Il problema, secondo Bigi, è soprattutto il metodo. Gli incontri con le forze esterne al Consiglio comunale, ha spiegato, arrivano spesso quando le situazioni sono già state definite. Bigi ha detto di non ricordare, ad esempio, un coinvolgimento preventivo sul bilancio o su altre questioni strategiche. Da qui la frase più significativa del suo intervento: Azione non vuole “abbandonare” la coalizione, ma non si è sentita realmente parte di essa.

Bigi ha citato la Caserma Zucchi, definendo delicata l’operazione che coinvolge il Comune, e ha ricordato anche le posizioni assunte dal partito su Max Mara e sull’Arena. Sul Bosco Ospizio ha invece riconosciuto l’esistenza di diritti acquisiti e la necessità di tenerne conto, ritenendo comunque possibile un miglioramento del progetto sul piano ambientale.

Bigi ha anche invitato a non guardare il livello nazionale anche perché, ha detto il rappresentante di Azione ci sono state pure scelte di Calenda “che io non ho condiviso”.

Il centro riformista cerca spazio
Sul ruolo dell’area riformista è intervenuta Maura Manghi di Italia Viva, che ha respinto l’idea di un centrosinistra reggiano particolarmente spostato a sinistra. Italia Viva, ha spiegato, ha scelto consapevolmente di stare nel centrosinistra e di presentarsi insieme ad altre forze riformiste. L’obiettivo era anche sperimentare a livello locale un modello che potrebbe avere una dimensione più ampia in futuro.

Manghi ha però sottolineato la necessità di aggiornare il progetto politico. A metà mandato, ha detto, non si può continuare a guardare alla città con gli occhi di due anni e mezzo fa. Le condizioni sono cambiate e bisogna costruire un programma nuovo. L’esponente di Italia Viva ha rivendicato anche il proprio rapporto con il sindaco Massari, ricordando gli incontri avuti sulla situazione di bilancio e su altre scelte amministrative. Non sempre, ha ammesso, il coinvolgimento è arrivato nei tempi ideali, ma il confronto c’è stato.

Sul piano ambientale, Manghi ha ribadito la necessità di affrontare con decisione il cambiamento climatico, anche attraverso scelte tecnologiche che possono risultare controverse. Ma ha difeso anche il principio dei diritti acquisiti e il rispetto degli impegni assunti dalle amministrazioni.

+Europa: “Il riformismo è risolvere i problemi”
Lorenzo Sassi, di +Europa, ha insistito invece sulla definizione stessa di riformismo. Essere riformisti, secondo Sassi, significa soprattutto analizzare i problemi e cercare soluzioni concrete, senza farsi condizionare dalle ideologie. La politica deve rispondere ai bisogni dei cittadini, soprattutto a quelli della maggioranza che spesso non si riconosce più nei partiti e non va a votare.

Sassi ha indicato nella Caserma Zucchi un esempio di questo approccio, ma ha anche criticato la mancanza di una visione complessiva sulle aree della città che rischiano di rimanere inutilizzate o di perdere progressivamente la propria funzione. Ha citato gli ex poliambulatori di via Monte San Michele, l’ex carcere vicino al PalaBigi e alcune aree private lungo via Gorizia. Secondo Sassi, la politica deve intervenire prima che tra dieci anni possano ripresentarsi situazioni analoghe a quella del Bosco Ospizio.

Il Psi: “È mancata decisione”
Armando Anceschi ha scelto invece un tono più provocatorio. Il segretario del Psi ha riconosciuto la difficoltà di mettere insieme sensibilità diverse, ma ha sostenuto che Reggio Emilia rappresenti comunque un’esperienza politica interessante proprio per la capacità dimostrata nel 2024 di costruire una coalizione larga.

Il problema, secondo Anceschi, è ciò che è accaduto dopo. “La poca decisione” mostrata all’esterno è stata, a suo giudizio, uno dei limiti dell’amministrazione. Ha citato la vicenda Max Mara e il Bosco Ospizio come esempi di situazioni nelle quali sarebbe servita una maggiore chiarezza.

Sul Bosco Ospizio Anceschi ha inoltre contestato la definizione dell’area come vero e proprio bosco, richiamando i diritti edificatori acquisiti e la necessità per le istituzioni di rispettare le proprie decisioni. Il segretario socialista ha però ribadito la necessità di mantenere unita la coalizione. E ha rivendicato una precisa identità politica: essere riformisti non significa rinunciare al socialismo. Scuola pubblica, sanità pubblica e lavoro restano, per il Psi, i capisaldi dell’identità della sinistra.

Martorana: “La sinistra deve tornare nelle fabbriche”
Rosario Martorana ha portato nel dibattito la voce del mondo operaio. Il consigliere della Lista Massari ha legato il bilancio della propria esperienza soprattutto al rapporto con il lavoro. Ha ricordato il sostegno della maggioranza allo sciopero nazionale dei metalmeccanici e ha sottolineato come, negli ultimi anni, la sinistra abbia progressivamente perso il contatto con le fabbriche.

Per Martorana è necessario tornare a parlare con i lavoratori e comprendere le loro esigenze. Un rapporto che, a suo giudizio, un tempo era molto più forte e che oggi deve essere recuperato.

Una coalizione che non vuole rompersi
Alla fine del confronto, il quadro è quello di una coalizione che continua a rivendicare la propria unità, ma nella quale le differenze sono ormai evidenti. Il Pd punta sulla “coalizione permanente”. M5S e Avs chiedono maggiore attenzione alle questioni ambientali e al Bosco Ospizio. Azione e le altre forze riformiste reclamano maggiore coinvolgimento. Il Psi richiama l’identità della sinistra e il rapporto con i servizi pubblici e il lavoro. La Lista Massari rivendica invece il rapporto con il mondo operaio.