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Bosco Ospizio, docenti e ricercatori: “Area verde di grande valore ecologico, non è sostituibile”

Professori universitari intervengono sul progetto di trasformazione dell’area: “45mila metri quadrati rappresentano un’oasi di biodiversità con effetti importanti contro il caldo e il cambiamento climatico”

REGGIO EMILIASollecitati dai cittadini in merito all’avvio dei lavori a “Bosco Ospizio”, interveniamo come professori universitari e ricercatori per illustrare in modo oggettivo l’importanza di quest’area verde. Il nostro scopo è di fornire al pubblico elementi scientifici utili a comprendere questo ecosistema, senza assumere posizioni politiche.

Il “Bosco Ospizio” è un’area boscata di circa 45.000 metri quadri (equivalente a circa 6 campi da calcio) rimasta indisturbata per decenni. Condividendo l’intenzione espressa dal proprietario (Conad Centro Nord Società Cooperativa) nel suo report di sostenibilità di creare “nuove foreste urbane per incrementare la biodiversità e migliorare la qualità dell’aria”, avevamo chiesto fin da aprile 2026 di accedere all’area per rilievi scientifici. Non avendo ancora ricevuto tale permesso, le nostre valutazioni si basano sul contesto e sulle osservazioni esterne.

Oasi di biodiversità unica
In una pianura fortemente urbanizzata come la nostra, un’area verde spontanea rappresenta un rifugio e un punto di ripopolamento fondamentale per molte specie. Il sito racchiude due elementi di particolare valore ecologico: 1) un’area umida (fontanile) che rappresenta l’habitat essenziale per la riproduzione degli anfibi, la classe animale oggi più a rischio estinzione. Nelle vicinanze sono stati infatti osservati giovani esemplari di rospo smeraldino (specie protetta), nati proprio in quest’area umida, poiché l’unica della zona; 2) zone di margine (ecotoni) e flora protetta: la varietà tra alberi, arbusti ed erba favorisce la presenza di specie vegetali tutelate, come il dente di cane e i narcisi selvatici, i cui habitat rischiano di venir cancellati dai cantieri edilizi. Questa comunità di specie, evolutasi nel corso degli anni, sviluppa relazioni ecologiche che non si possono ottenere sostituendola con la semplice messa a dimora di nuove piantumazioni.

Mitigazione degli effetti del clima estremo
Spesso si pensa che l’abbattimento della vegetazione adulta possa essere compensato piantumando giovani alberi, come previsto anche in questo caso. Tuttavia, da un punto di vista scientifico, le due cose non sono affatto equivalenti né nel breve né nel lungo periodo. Gli alberi ben sviluppati generano un effetto rinfrescante immediato: assorbono acqua dal suolo e la traspirano sotto forma di vapore, mitigando quindi le ondate di calore in città. Maggiori sono la dimensione e l’estensione della vegetazione, maggiore è il raffrescamento. Al contrario, i giovani alberi messi a dimora in contesti urbani o nei parcheggi affrontano terreni compattati dai mezzi meccanici, che ne rallentano la crescita. Di conseguenza, anche dopo molti anni non riescono a garantire lo stesso microclima e assorbimento del carbonio di un bosco già adulto. Evitare di cementificare le aree verdi costa meno ed è più efficace che provare a ripristinarle in seguito.

Tutelare ciò che la natura ha costruito in anni di evoluzione – custodendo la biodiversità e la vita che ospita – è la nostra prima “assicurazione” per avere città più sane e resilienti di fronte al cambiamento climatico. Auspichiamo che queste informazioni scientifiche possano essere d’aiuto per una consapevole comprensione del valore che il patrimonio naturale riveste per le nostre città.

Il contenuto di questa lettera rappresenta il punto di vista di chi sottoscrive e non una posizione assunta da parte dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Francesco Reyes – Professore Associato in Arboricoltura e Coltivazioni Arboree
Lara Maistrello – Professoressa Associata in Entomologia Generale ed Applicata
Luca Mercalli – Presidente Società Meteorologica Italiana e Ambasciatore Europeo Patto per il Clima