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Bonaccini attacca Calenda: “Chi corre da solo regala la vittoria a Meloni”

CASALGRANDE (Reggio Emilia) – “Non sarà il mio appello a essere decisivo, ma mi chiedo come sia possibile che ci sia ancora chi si mette in terza posizione”. Stefano Bonaccini sceglie la Festa del Pd di Villalunga per lanciare un messaggio diretto al leader di Azione Carlo Calenda e a chi immagina una corsa autonoma alle prossime elezioni politiche. Per l’europarlamentare dem l’unità del centrosinistra è una condizione indispensabile per poter battere il centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Il tema è stato introdotto dal deputato del Pd Andrea Rossi, che ha moderato il dibattito al quale hanno partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e la sindaca di Genova, Silvia Salis. Rossi ha preso spunto dalla fotografia che nelle ultime settimane ha ritratto insieme Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, chiedendo se quell’immagine basti a rappresentare un’alternativa credibile alla destra.

“La risposta è no – ha esordito Bonaccini –. L’unità del centrosinistra non sarà sufficiente per vincere, ma sarà una condizione necessaria per provarci”.

Secondo l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, l’errore commesso nel 2022 non dovrà ripetersi. “Quattro anni fa il centrosinistra si è diviso mentre il centrodestra si presentava unito. Se il prossimo anno ci divideremo di nuovo, Giorgia Meloni non dovrà nemmeno fare la campagna elettorale: potrà andare in vacanza e ritrovarsi direttamente a Palazzo Chigi”.

Da qui l’affondo contro il leader di Azione, senza mai nominarlo direttamente se non nel passaggio più esplicito del suo intervento. “Io lo voglio dire anche ai vari Carlo Calenda di turno. Mi chiedo come sia possibile pensare ancora una volta di mettersi in una posizione terza, come se non si riuscisse a scegliere tra noi e loro, tra Meloni e Vannacci e il centrosinistra”.

Bonaccini ha poi allargato lo sguardo allo scenario internazionale, citando Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu e la crescita delle destre radicali in Europa. “Che cosa deve succedere ancora in Europa, in Italia e nel mondo per mettere da parte le differenze e provare finalmente a stare uniti per batterli?”, ha chiesto alla platea.

L’europarlamentare ha sottolineato che l’unità, da sola, non basta. “Serve un programma chiaro, con quattro o cinque priorità condivise”. Ma ha anche lanciato un allarme sulle possibili conseguenze della prossima legislatura, sostenendo che il centrodestra voglia modificare la legge elettorale per rafforzare il proprio peso nell’elezione del futuro Presidente della Repubblica.

Nel finale Bonaccini ha dipinto quello che considera uno scenario da evitare: “Io non vorrei ritrovarmi a vivere in un Paese con Giorgia Meloni Presidente della Repubblica e Roberto Vannacci presidente del Consiglio”.

Sulla stessa linea Silvia Salis, che ha portato l’esperienza della sua candidatura a sindaca di Genova. Ha raccontato di aver posto una sola condizione prima di accettare la sfida: avere una coalizione unita, dal centrosinistra fino alle forze centriste. “Da elettrice ho sempre vissuto con frustrazione le divisioni del centrosinistra – ha spiegato –. Non volevo fare una campagna elettorale in cui la destra parlasse solo delle nostre divisioni. È un argomento che regali agli avversari”.

Per Salis, costruire una coalizione ampia richiede inevitabilmente compromessi, ma il prezzo della disunione è molto più alto. “Stare insieme è faticoso, ma perdere è infinitamente più dannoso, sia per le città sia per il Paese”.

La sindaca di Genova ha infine osservato come le tensioni interne abbiano effetti diversi nei due schieramenti. “Quando litighiamo noi, una parte del nostro elettorato perde la voglia di andare a votare. A destra, invece, gli scontri spostano semplicemente voti da una forza politica all’altra”.