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Un albergo sociale diffuso per senzatetto
L'assessora Annalisa Rabitti

L’assessora Rabitti sulle residenze virtuali in municipio: “Stop alla demagogia sui numeri”

REGGIO EMILIA – Un “albergo sociale diffuso”, per accogliere chi vive in strada e i nuclei familiari a rischio sfratto. Realizzarlo è l’obiettivo finale dell’avviso di coprogettazione, rivolto al terzo settore, appena pubblicato dal Comune di Reggio Emilia per fronteggiare l’aumento dei senza fissa dimora in città. Dai numeri forniti dalla stessa amministrazione comunale a Fratelli d’Italia, risultano infatti 2.785 residenti all’indirizzo virtuale di piazza Prampolini 1 (sede del municipio), in aumento di 867 unità negli ultimi due anni.

Per Annalisa Rabitti la nuova struttura annunciata rappresenta dunque “la risposta collettiva che la città chiedeva perché governare non significa alimentare paure o individuare un nemico a settimana, ma affrontare la complessità con responsabilità”. L’assessora comunale alla Cura delle persone risponde quindi alle opposizioni per le critiche sollevate sugli iscritti “fantasma” all’anagrafe comunale. “Le parole di chi strumentalizza i numeri non sono una proposta politica, ma l’ennesimo tentativo di trasformare le persone più fragili in un bersaglio per raccogliere consenso”, attacca l’esponente della Giunta. Secondo cui si tratta di una scelta “che non rende più sicura Reggio e non offre soluzioni”.

Rabitti respinge poi al mittente la narrazione che associa la marginalità alla sola immigrazione. “Le persone di cui si parla non sono tutte uguali e non sono tutte straniere”, precisa. “Dietro i numeri ci sono storie di vite spezzate che possono riguardare chiunque: problemi di salute mentale, la perdita del lavoro, una separazione che azzera un equilibrio economico già fragile o l’impossibilità di trovare un affitto pur avendo uno stipendio”. E con loro ci sono anche profughi da contesti di guerra, tra cui i minori stranieri non accompagnati: “Ragazzi che hanno affrontato viaggi durissimi. Ridurli a uno slogan significa negare la loro umanità”, afferma ancora l’assessora.

Attribuire la residenza fittizia in Piazza Prampolini a chi non ha una casa, viene poi ricordato, “non è un privilegio e non è un favore: è uno strumento previsto dall’ordinamento per garantire diritti fondamentali. Senza domicilio non si ha il medico di base, non si accede ai servizi sanitari e sociali o ai percorsi di lavoro”. Quindi “non è una scelta discrezionale del Comune, ma un obbligo della legge nazionale, riconosciuto come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (Leps) e rafforzato dai decreti sul Pnrr”.

L’amministratrice reggiana punta infine il dito contro il Governo “che ha programmato oltre 450.000 ingressi regolari per lavoro tra il 2023 e il 2025, ma non ha investito un euro sull’integrazione: corsi di lingua, politiche abitative, sostegno a chi perde l’impiego”. Questo, conclude Rabitti, “è il limite strutturale della legge Bossi-Fini. Aprono i canali e poi scaricano sui Comuni le conseguenze, accusandoci”.