Lavoro
|Scuola, sos Cisl: a Reggio Emilia scoperte 186 cattedre di ruolo
Il sindacato: “Anche nel 2026-2027 il sistema si reggerà sul precariato”
REGGIO EMILIA – “Il 99,6% annunciato dal ministero sembrava la svolta, con 46.642 assunzioni di docenti da immettere in ruolo a fronte di 46.826 posti vacanti”, ma a Reggio Emilia “la realtà si ferma ad una copertura del 64%, con 342 docenti assegnati inizialmente alla provincia per le immissioni in ruolo 2026-2027, a fronte di 511 posti disponibili stimati dalla Cisl Scuola Emilia Centrale”.
A denunciare la situazione è lo stesso sindacato, aggiungendo che “al momento dell’attribuzione delle scuole solo 325 docenti hanno effettivamente scelto Reggio Emilia, mentre gli altri 17 hanno rinunciato, considerando Reggio eccessivamente costosa per il caro vita”.
Dunque, tirando le somme, in tutta la provincia “restano scoperte 186 cattedre di ruolo”. Commentando i numeri, il segretario generale aggiunto della Cisl Scuola Emilia Centrale, Ciro Fiore, afferma che ora “bisogna utilizzare ogni graduatoria fino all’ultimo nominativo, sostituire immediatamente chi rinuncia e completare tutte le procedure senza ritardi, ma resta evidente il dato politico: ogni posto di ruolo che non sarà coperto verrà affidato a un supplente”, con il risultato che “anche nel prossimo anno scolastico sarà il precariato a tenere in piedi il sistema, una sorta di super doping utilizzato per far quadrare i conti”.
Nel dettaglio, dei 325 docenti “268 coprono posti comuni o classi di concorso e 57 il sostegno”. La quota maggiore interessa “la scuola secondaria di secondo grado, con 128 nomine, seguono la secondaria di primo grado con 109 assegnazioni, la primaria con 81 e l’infanzia con appena sette”. Sul sostegno, invece, “risultano quattro assegnazioni nell’infanzia, sette nella primaria, 32 nella secondaria di primo grado e 14 nella secondaria di secondo grado”.
Una delle cause principali della mancata copertura dei posti, osserva Fiore, è “il caro vita: a Reggio Emilia un bilocale può costare, indicativamente, tra 550 e 800 euro al mese, senza contare utenze, spese condominiali, trasporti e costi quotidiani”, quindi “per un neo assunto che deve mantenere anche una casa e una famiglia nel luogo di origine, il posto fisso può diventare, paradossalmente, troppo costoso da accettare, partendo da uno stipendio di circa 1.500 euro mensili”.
Da qui la convinzione della Cisl Scuola che “servano alloggi a canone calmierato, accordi territoriali e misure di sostegno per il personale costretto a trasferirsi”. Resta infine aperto il fronte del personale Ata, per il quale il sindacato stima “almeno 360 disponibilità”. Sul punto, Fiore ricorda che “una scuola non funziona soltanto con i docenti: servono assistenti amministrativi e tecnici, collaboratori scolastici, operatori e funzionari, e se manca anche uno solo di questi ingranaggi, rallenta l’intera organizzazione e il conto ricade sui lavoratori, sugli studenti e sulle famiglie”.

