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Orsini: “Più che il salario minimo serve il salario giusto”
Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria

Il presidente nazionale di Confindustria all’assemblea degli industriali reggiani: “Possiamo fare di più su stipendi e welfare”. Poi l’appello all’Europa: “La tassa sulla CO₂ mette fuori mercato le imprese”

REGGIO EMILIA – Più che il salario minimo, quello giusto. Lo sostiene Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, presente oggi a Reggio Emilia per l’assemblea annuale dell’associazione reggiana. “Diciamo che dopo la legge dell’1 maggio sul salario giusto si è presa in considerazione una cosa positiva, che è quella di utilizzare il contratto maggiormente rappresentativo e in questi contratti ci sono già delle linee guida importanti”.

Detto questo, prosegue Orsini, “noi possiamo fare sempre meglio sul tema dei salari e del welfare che penso siano una parte della crescita del Paese”. Tuttavia, fa notare il presidente di Confindustria, “noi rappresentiamo 5,6 milioni di lavoratori su oltre 22 milioni. Mi piacerebbe che venisse fatta un’analisi a parità di professionalità, tra noi, gli artigiani, l’agricoltura, la parte pubblica: noi stiamo provando a fare i compiti a casa, facciamo in modo che tutti gli altri 22 milioni facciano altrettanto. Sarebbe un grande cambiamento”.

Oggi, sottolinea infine Orsini, “abbiamo tra contratti da scadere e riconfermati il 94%, vogliamo arrivare al 100%”. Inoltre, viene ricordato, “abbiamo spinto sul piano casa. Uno strumento importantissimo di welfare, non solo per far restare i nostri lavoratori sul territorio, ma soprattutto per far venire persone in modo regolare con la lingua italiana e la formazione. Questo è fondamentale, perché nel 2040 mancheranno 5 milioni di persone”, conclude il presidente di Unindustria.

Secondo Orsini, poi, uno dei temi cruciali oggi per il mondo delle imprese e dell’industria e’ quello dell’Ets (l’Emission Trading System), ovvero, “il tema della tassa carbonica che mette fuori mercato e fuori competitivita’ le nostre imprese”.

“Finalmente abbiamo firmato questo documento con Confindustria Francia e Germania”, aggiunge Orsini, spiegando che “oggi sia i francesi che i tedeschi stanno capendo che comunque e’ un tema di competitivita’, soprattutto per quei paesi che non ce l’hanno”. Per la prima volta, infatti, le tre associazioni degli industriali (Bdi, Confindustria e Medef) hanno lanciato un appello condiviso alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per una profonda revisione del meccanismo Ets, in vista della proposta Ue, affinchè le regole del mercato europeo della CO2 siano rese piu’ aderenti alla realtà’ dell’industria, tenendo conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale.

Ovviamente, “oltre a questo, c’e’ il tema del costo dell’energia che comunque è impattato sempre dalla tassa carbonica’, aggiunge Orsini, che rilancia poi una visione industriale del Paese perchè “con la fine del Pnrr abbiamo bisogno della crescita”. Secondo il numero uno degli industriali, infine, “le esportazioni stanno tenendo, ma potremmo fare meglio se ci togliessimo qualche sasso della burocrazia italiana ed europea”.