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Omicidio Stipa, il gip frena sulla follia di Pellati

Nell’ordinanza di convalida dell’arresto il giudice Panchieri dispone il carcere e ridimensiona, allo stato, la tesi dell’infermità mentale. Intanto la famiglia affida la difesa a Mattia Fontanesi

REGGIO EMILIA – Al momento non ci sono elementi sufficienti per sostenere che Andrea Pellati, il 43enne accusato dell’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa, fosse incapace di intendere e di volere quando ha ucciso. È uno dei passaggi più significativi contenuti nell’ordinanza con cui il gip di Reggio Emilia, Francesco Panchieri, ha convalidato l’arresto dell’uomo e disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere.

Sul fronte della difesa, intanto, c’è una novità: Mattia Fontanesi, storico legale di Pellati, è diventato il nuovo avvocato dell’indagato. A sceglierlo è stata la famiglia dell’uomo, che ha deciso di affidargli formalmente la difesa al posto dell’avvocata Alessandra Bonini, nominata inizialmente come difensore d’ufficio.

Il giudice mette nero su bianco una valutazione destinata a pesare sul prosieguo dell’inchiesta, prendendo le distanze – almeno allo stato degli atti – da una lettura che collochi automaticamente il delitto nell’alveo della totale incapacità psichica.

“Gli elementi forniti dal pubblico ministero – scrive Panchieri – non permettono, al momento, di configurare un’effettiva condizione di incapacità di intendere e di volere dell’indagato al momento del fatto”. Una frase chiara, che pur non escludendo futuri approfondimenti peritali, fissa un punto fermo nella fase cautelare.

Il gip precisa infatti che il tema dovrà essere approfondito, ma aggiunge un concetto altrettanto netto: la schizofrenia non comporta automaticamente un difetto di imputabilità. In sostanza, l’esistenza di una patologia psichiatrica non basta, da sola, a escludere la responsabilità penale.

Secondo il giudice, la patologia di Pellati sarebbe stata seguita e trattata adeguatamente nel corso degli anni, almeno fino all’aprile scorso. Al massimo, osserva Panchieri, non si può escludere che nell’ultimo periodo vi sia stata “soltanto una semi infermità”, ma non emergono elementi tali da sostenere una totale incapacità mentale al momento dell’aggressione.

Nell’ordinanza vengono inoltre ribaditi i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Pellati per l’omicidio di Stipa e per il ferimento della sorella del pizzaiolo, intervenuta nel tentativo di soccorrere il fratello. Il quadro delineato dalla Procura resta quello di un’aggressione particolarmente violenta, portata a termine con un grosso coltello da cucina.

Panchieri richiama anche l’aggravante dei futili motivi, ritenendola “certamente sussistente” per la sproporzione evidente tra il movente e la gravità del delitto, ma esclude la premeditazione. Il motivo, allo stato delle indagini, sarebbe legato a vecchi dissapori e a un debito di modesto valore, circa 35 euro, per pizze consegnate e mai pagate.

Sul fronte cautelare, il gip esclude infine misure alternative al carcere. A pesare sono l’“estrema brutalità dell’azione”, il concreto rischio di reiterazione e l’assenza di elementi che consentano di ritenere sufficiente una misura meno afflittiva.