Dal 10 ottobre al 17 gennaio 2027 l’esposizione “Eveningside” riunirà per la prima volta la trilogia fotografica dell’artista statunitense: oltre un decennio di ricerca tra atmosfere cinematografiche, solitudine e vita quotidiana
REGGIO EMILIA – I Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia si preparano ad accogliere uno degli appuntamenti espositivi più attesi della stagione autunno-inverno. Dal 10 ottobre al 17 gennaio 2027, gli spazi del complesso cinquecentesco ospiteranno la mostra “Gregory Crewdson. Eveningside”, un’imponente personale dedicata all’opera del celebre fotografo statunitense.
Curata da Jean-Charles Vergne e realizzata in collaborazione con Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, l’esposizione riunisce in un unico percorso narrativo la trilogia fotografica a cui l’artista ha lavorato nell’arco di un intero decennio. Un percorso visivo che comprende le serie Cathedral of the Pines (2012-2014), An Eclipse of Moths (2018-2019) e la più recente Eveningside, offrendo una panoramica completa sulla maturità espressiva di uno dei maestri della fotografia contemporanea. A completare e arricchire l’esperienza espositiva sarà la proiezione del film Making Eveningside, un documento fondamentale per comprendere il dietro le quinte, la gestazione e la complessa macchina produttiva che precede ogni singolo scatto dell’autore.
The Storefront Window (2021-2022), Stampa digitale ai pigmenti, dimensione immagine 87,6 × 116,8 cm © Gregory Crewdson
Nato da una committenza originale delle Gallerie dell’Italia – Torino nell’ottobre 2022, nell’ambito delle Travelling Exhibition del museo, il progetto ha intrapreso negli anni un articolato itinerario internazionale.
L’elemento di grande interesse della mostra risiede nella possibilità di osservare l’evoluzione formale e concettuale della ricerca di Crewdson. Se nelle prime due parti della trilogia l’artista esplorava paesaggi boschivi, radure isolate ed estesi scenari post-industriali intrisi di solitudine e mistero, la serie Eveningside segna uno scarto decisivo. In netto contrasto con le foreste infestate, solitarie e remote di Cathedral of the Pines e con i vasti e desolati spazi di An Eclipse of Moths, la produzione più recente sposta il baricentro dell’attenzione verso i confini sottili della vita quotidiana, concentrandosi sui luoghi di lavoro e sugli ambienti commerciali ordinari.
Starkfield Lane (2018-2019), Stampa digitale ai pigmenti, dimensione immagine 127 × 225,8 cm © Gregory CrewdsonIn Eveningside, Crewdson sceglie di esplorare momenti di sospensione e contemplazione calati nel contesto urbano comune. Le figure che popolano le sue immagini apparendo sparse e rarefatte vengono spesso ritratte attraverso le vetrine dei negozi, riflesse nello specchio di un locale o posizionate sotto la cornice apparentemente banale della routine quotidiana. Ponti ferroviari, portoni d’ingresso, portici, la tettoia di uno sportello bancomat, una latteria, un mercato rionale o un negozio di ferramenta diventano i teatri di un’umanità immobile e riflessiva. Avvicinando il suo punto di osservazione ai soggetti e impiegando per la prima volta una tavolozza rigorosamente monocromatica, l’artista costruisce una grammatica visiva di straordinaria densità.
Il processo linguistico si avvale di una combinazione accurata di luce e ombra, affiancata da effetti atmosferici artificiali come nebbia, pioggia, fumo e foschia. Le opere di Eveningside, presentate come stampe digitali a pigmenti di grande formato, ricreano un’atmosfera d’impronta gotica che richiama direttamente le suggestioni del cinema classico e del film noir, trasformando scorci ordinari in vere e proprie quinte drammatiche.
Pickup Truck, (2014), Stampa digitale ai pigmenti, dimensione immagine 95,3 × 127 cm © Gregory CrewdsonNel loro insieme, le tre parti della trilogia testimoniano una riflessione profonda sui linguaggi visivi. Ogni serie rappresenta una tappa essenziale nell’evoluzione creativa dell’autore, intrecciando temi che spaziano dalla dimensione più intima e personale a visioni esistenziali e collettive. L’opera di Crewdson si fonda su un costante dialogo con la storia della fotografia, della pittura e del cinema, strumenti che l’artista scompone e reinventa per strutturare le sue narrazioni visive.

