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Angeli e Demoni, Bolognini passa al contrattacco: esposti contro le consulenti della Procura
Un momento del processo Angeli e Demoni

A un anno dall’assoluzione definitiva, la psicoterapeuta chiede all’Ordine degli Psicologi di valutare il comportamento deontologico delle due esperte. Nel mirino perizie e metodo di lavoro

REGGIO EMILIA – Il sipario penale si è chiuso un anno fa con un’assoluzione con formula piena diventata ormai definitiva. Ma le scosse di assestamento dell’inchiesta “Angeli e Demoni” continuano a scuotere tribunali e ordini professionali. Ad un anno esatto dalla sentenza che l’ha assolta Nadia Bolognini, la psicoterapeuta ex moglie del “guru” Claudio Foti finita al centro del ciclone giudiziario sui presunti affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana, passa al contrattacco.

Lo studio legale Bauccio, che assiste la professionista, ha infatti depositato due esposti disciplinari all’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna contro le due consulenti tecniche della Procura di Reggio Emilia, Elena Francia e Rita Rossi. Non si tratta di un nuovo round penale, ma di una formale richiesta di verifica deontologica su quello che i legali definiscono un “modus operandi sistematico” che ha guidato l’accusa, poi sgretolatasi nel processo. Su quelle consulenze, infatti, si fondavano le accuse di lesioni personali ai minori e le relative misure cautelari che travolsero Bolognini.

I dettagli emersi dagli esposti e tratti dagli atti del dibattimento disegnano invece, secondo la difesa dell’ex imputata, un quadro di gravi criticità metodologiche, in parte già censurate dal tribunale di Reggio nella sentenza di assoluzione del luglio 2025 (la numero 1118). Nel mirino finiscono soprattutto le modalità con cui sono state formulate le perizie sui bambini coinvolti. Nel testo dell’esposto contro la dottoressa Francia si legge che la consulente “formulava prognosi di futura insorgenza di gravi disturbi di personalità senza alcun fondamento statistico e senza mai avere incontrato i minori interessati”. In udienza, incalzata dai legali, la stessa professionista avrebbe ammesso di “non conoscere il teorema di Bayes, di non saper quantificare la probabilità espressa e di non poter citare studi pertinenti a sostegno delle proprie conclusioni”.

Inoltre alla psicologa viene contestato di aver inserito nella perizia note bibliografiche tratte da manuali di cui “ammetteva in udienza di non aver mai letto i testi originali”. Ancora più duro il passaggio che riguarda la valutazione di un presunto abuso subito da uno dei minori: la consulente avrebbe escluso la carica lesiva del trauma valorizzando il fatto che la piccola vittima avesse descritto l’esperienza come “non dolorosa”. Una tesi definita dai legali “in totale contrasto con la letteratura scientifica consolidata”.

L’esposto contro la dottoressa Rita Rossi solleva invece un caso di presunta incompatibilità. La professionista, secondo quanto depositato all’Ordine, aveva già svolto un incarico di parte per una delle famiglie coinvolte nell’ambito del procedimento civile connesso. Nonostante questo, avrebbe accettato l’incarico del Pubblico Ministero nel processo penale “senza segnalare la circostanza all’autorità conferente né astenersi”, violando l’articolo 26 del Codice Deontologico. Anche nel suo caso, i legali sottolineano come si sia giunti a diagnosticare con certezza “un danno irreparabile allo sviluppo cognitivo ed emotivo” di un minore senza averlo mai sottoposto a colloquio clinico o a test psicodiagnostici”.

La mossa di Bolognini arriva a un anno esatto dalla sentenza con cui il tribunale di Reggio Emilia l’ha scagionata da ogni accusa di lesioni, una decisione contro la quale la Procura reggiana ha scelto di non proporre appello. Ora la palla passa alla commissione deontologica dell’Ordine degli psicologi, che dovrà valutare se il comportamento delle due iscritte sia stato conforme ai criteri della professione, o se le tesi peritali siano state – come scrive lo studio Bauccio – “piegate a conclusioni prestabilite” (fonte Dire).