
Il bilancio 2025 dell’azienda fotografa una doppia emergenza: da una parte i debiti degli assegnatari, dall’altra famiglie sempre più in difficoltà con bollette e riscaldamento. Amico: “Serve un’operazione verità sui conti”
REGGIO EMILIA – Quasi 17,5 milioni di euro di crediti da recuperare e un patrimonio abitativo che ospita una platea di assegnatari sempre più fragile dal punto di vista economico e sociale. È questa una delle fotografie più significative contenute nella relazione al Bilancio Consuntivo 2025 di Acer Reggio Emilia, presentata dal presidente Federico Amico.
Il nuovo Consiglio di amministrazione ha indicato tra le priorità una vera e propria “operazione verità” sui crediti accumulati negli anni, con l’obiettivo di ripulire i bilanci dalle posizioni ormai inesigibili e concentrare le risorse sul recupero della morosità più recente. Al 31 dicembre 2025, i crediti verso gli assegnatari delle case popolari dei Comuni ammontavano a circa 15,4 milioni di euro lordi. A questi si aggiungono circa 2,1 milioni di euro di crediti storici direttamente riferibili ad Acer.
“Non si tratta di un condono – viene spiegato nella relazione – ma di un atto di lucidità amministrativa essenziale”. La linea indicata è quella di distinguere tra chi non riesce a pagare per una reale situazione di difficoltà economica e chi invece accumula morosità senza giustificazione.
Nelle case Acer cresce la povertà economica
La questione dei crediti si intreccia con una trasformazione profonda della composizione sociale degli assegnatari. Secondo Acer, l’edilizia residenziale pubblica è diventata negli ultimi anni un vero e proprio “ammortizzatore sociale di ultima istanza”.
I dati sulle assegnazioni effettuate nel Comune di Reggio Emilia restituiscono un quadro di forte vulnerabilità.
Su 500 nuovi ingressi analizzati tra il 2016 e il 2026:
- l’86,8% delle domande ha richiesto punteggi aggiuntivi per la presa in carico da parte dei Servizi Sociali;
- l’80,4% dei nuovi assegnatari aveva un Isee inferiore ai 6.065 euro;
- l’Isee medio dei nuclei con fragilità sociale si è fermato a 3.506 euro.
Numeri che, secondo Acer, mostrano come nelle abitazioni pubbliche vivano sempre più spesso famiglie con una capacità economica molto ridotta.
Il problema non è più solo l’affitto: pesano le bollette
La nuova emergenza, secondo la relazione, riguarda soprattutto i costi energetici. Anche quando il canone di locazione viene calmierato, molte famiglie faticano a sostenere le spese per luce e riscaldamento. Le indagini realizzate da Acer in collaborazione con l’Università di Padova indicano una spesa media di circa 216 euro al mese per elettricità e gas, pari a quasi 3 mila euro all’anno per famiglia.
Oltre l’80% degli utenti dichiara di arrivare alla fine del mese con difficoltà o estrema difficoltà dopo il pagamento delle bollette. Quasi una famiglia su cinque, inoltre, afferma di essere costretta a limitare l’utilizzo del riscaldamento durante i mesi invernali a causa dei costi troppo elevati.
Il 60% della morosità riguarda servizi e consumi
Un dato considerato particolarmente rilevante da Acer riguarda la composizione della morosità. Circa il 60% dei mancati incassi consolidati, secondo la relazione, non sarebbe legato al mancato pagamento dell’affitto, ma alle spese accessorie e ai consumi condominiali.
L’azienda si trova quindi ad anticipare le risorse necessarie per garantire continuità ai servizi essenziali negli edifici, trasformandosi di fatto in un soggetto che sostiene finanziariamente il disagio energetico delle famiglie.
Cinque milioni di euro di sostegno indiretto
Nel bilancio viene inoltre evidenziato il valore sociale prodotto dall’edilizia residenziale pubblica. Nel 2025 la differenza tra il valore teorico dei canoni degli immobili e quelli effettivamente pagati dagli assegnatari ha generato un impatto stimato in circa 5 milioni di euro.
Una cifra che rappresenta, secondo Acer, un trasferimento economico indiretto a favore delle famiglie più fragili.
Il piano per il futuro: recuperare 300 alloggi
Per rafforzare l’offerta abitativa, Acer punta ora anche al recupero di 300 alloggi oggi non assegnabili, grazie a un finanziamento regionale superiore ai 13,4 milioni di euro. Gli appartamenti saranno destinati alla cosiddetta fascia grigia: nuclei familiari che non rientrano nei requisiti per le case popolari tradizionali, ma che non riescono comunque a sostenere i prezzi del mercato libero.
Un intervento che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe contribuire ad affrontare una crisi abitativa che ormai coinvolge non solo le fasce più deboli, ma anche una parte crescente del ceto medio.
