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Quando Vannacci cita Lucio Dalla senza ascoltarlo

Il leader di estrema destra, che parla di remigrazione e frontiere da difendere, forse non sa che la canzone “Futura” esprime l’esatto contrario del suo messaggio politico

REGGIO EMILIA C’è una certa ironia della storia, o forse semplicemente una straordinaria capacità della cultura di vendicarsi da sola in questa vicenda che vi raccontiamo. Per presentare i programmi dedicati a cultura, musica e sport delle sue immaginate “Avanguardie Futuriste”, durante l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha scelto come colonna sonora “Futura” di Lucio Dalla.

Probabilmente il generale è rimasto affascinato dall’assonanza: Futuro Nazionale, Futura. Suona bene. Fa effetto. Peccato che le canzoni, a differenza degli slogan, abbiano un significato.

“Futura”, a differenza di quello che pensa Vannacci, non è un inno identitario o una generica celebrazione del futuro. Non è una celebrazione delle frontiere (come invece piacciono a lui). Non è un manifesto della separazione tra popoli (vi dice qualcosa la parola Remigrazione?). Al contrario. Dalla la scrisse nel 1979  immaginando due giovani innamorati che si incontrano vicino al Muro di Berlino, divisi da una barriera che rappresentava l’assurdità della storia e della politica. Sognano una figlia, Futura, che possa nascere in un mondo senza quei muri.

È una canzone che parla di speranza e di libertà. Di un futuro in cui ciò che divide gli uomini finalmente cade.

Viene allora da chiedersi cosa c’entri tutto questo con chi da anni parla di remigrazione, di identità etnica da preservare, di confini da rafforzare, di una società che distingue continuamente tra chi appartiene e chi no. Se esiste una canzone che rappresenta l’esatto contrario di questa visione, probabilmente è proprio “Futura”.

Forse nessuno gli ha raccontato che il mondo festeggiò la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, come una vittoria della libertà, dell’abbattimento delle barriere e delle differenze fra popoli. 

Forse è il destino della grande arte: sfuggire sempre a chi prova a usarla come semplice colonna sonora delle proprie idee. Le canzoni non sono jingle elettorali. Hanno una memoria, una storia, un’anima. E “Futura”, da quel muro di Berlino, continua ancora oggi a sussurrare parole che, evidentemente, qualcuno non ha ascoltato: abbattere i muri, eliminare le differenze fra persone e fra popoli, guardare al Futuro con speranza e con amore.