Avs attacca la destra: “Ha speculato subito sulla paura e sul colpevole straniero”
REGGIO EMILIA – Il centrosinistra reggiano fa quadrato dopo il brutale omicidio di Raffaele Stipa, il pizzaiolo ucciso nel suo locale di Rosta Nuova, e prova a spostare il dibattito dal solo piano della cronaca a quello politico e sociale. Il filo conduttore delle reazioni è duplice: da un lato il cordoglio per la vittima e la vicinanza alla famiglia, dall’altro la richiesta di evitare letture strumentali della tragedia.
Dal Partito Democratico, sia a livello locale che nazionale, emerge una riflessione sulla crescente violenza che attraversa la società. La deputata reggiana Ilenia Malavasi parla di una “spirale di violenza” alimentata da degrado, marginalità, dipendenze e fragilità sociali, sottolineando come la sicurezza non possa essere ridotta a slogan ma debba passare da investimenti concreti in prevenzione, servizi sociali e rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine.
Sulla stessa linea il Pd provinciale, con Massimo Gazza e Roberta Mori, che definisce l’omicidio una ferita profonda per l’intera comunità reggiana. Il partito richiama la necessità di interrogarsi sulle cause di una violenza che può esplodere anche per motivi apparentemente banali, chiedendo al tempo stesso sostegno concreto per i familiari della vittima, anche attraverso gli strumenti di assistenza previsti per le vittime di reato.
Anche il Pd cittadino e il gruppo consiliare insistono sul valore simbolico del luogo in cui si è consumata la tragedia: una pizzeria di quartiere, spazio di lavoro ma anche presidio di socialità. Il delitto, sottolineano i dem, colpisce non solo una famiglia ma un intero tessuto urbano, imponendo una riflessione collettiva sul rifiuto della violenza.
Più politico l’affondo di Alleanza Verdi e Sinistra. Luca Burani punta il dito contro la destra, accusandola di aver sfruttato immediatamente il delitto per alimentare una narrazione securitaria fondata sull’individuazione di un colpevole “straniero”, prima ancora che fossero chiariti i fatti. Per AVS il vero nodo resta l’incapacità di affrontare il disagio sociale, le fragilità psichiche e l’emarginazione, fenomeni che — se ignorati — possono trasformarsi in violenza.

