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Novellara, maltratta la compagna invalida: in carcere

Revocati i lavori di pubblica utilità e ripristinato il carcere per un 55enne reggiano

NOVELLARA (Reggio Emilia) – Maltratta la compagna invalida, revocati i lavori di pubblica utilità e ripristinato il carcere per un 55enne reggiano. Per molti anni, fino al giugno 2020, l’uomo ha sottoposto la compagna a continui e gravi episodi di violenze, costringendola a subire in silenzio anni di angherie e prevaricazioni. Una condotta resa ancora più grave dal fatto di essere compiuta ai danni di una donna invalida civile, che versava in una condizione di totale minorata difesa sia fisica che economica.

L’uomo passava abitualmente dalle offese alle percosse, arrivando a sequestrare o strappare di mano il telefono alla vittima pur di isolarla dai propri familiari e impedirle di chiedere aiuto. L’escalation criminale ha toccato il culmine nel giugno del 2020: nel corso dell’ennesima discussione, consumatasi davanti al figlio minore della coppia, l’uomo ha aggredito la compagna con pugni alla nuca, schiaffi e calci. In preda all’ira, ha afferrato una cassettiera del bagno scagliandola con violenza contro la donna e colpendola alle spalle, urlandole che l’avrebbe riportata a Novellara dove l’avrebbe “incatenata e fatta morire”.

Solo il coraggio di fuggire e di denunciare tutto ai carabinieri ha permesso alla vittima di interrompere l’incubo e avviare l’iter processuale. La solidità del quadro accusatorio ha retto indenne tutti e tre i gradi di giudizio: il 2 dicembre 2020, la prima sentenza di condanna emessa dal Gup del Tribunale di Macerata, il 5 maggio 2022, la conferma in Appello da parte della Corte d’Ancona, il 13 febbraio 2023, il sigillo definitivo della Corte Suprema di Cassazione, che ha espresso l’inammissibilità del ricorso rendendo la condanna irrevocabile.

A seguito del decreto di revoca della misura alternativa, l’ufficio esecuzioni penali della procura di Macerata, l’11 giugno scorso ha emesso il provvedimento di rideterminazione della pena complessiva. Scomputati il mese e due giorni di reclusione originari e i 156 giorni di lavoro di pubblica utilità effettivamente prestati prima del provvedimento, il calcolo definitivo impone all’uomo una pena residua di 2 anni, 1 mese e 22 giorni di reclusione da espiare interamente in regime carcerario. Ieri i militari della stazione di Novellara, ricevuto il provvedimento hanno raggiunto l’uomo, e dopo le formalità di rito lo hanno condotto in carcere per l’espiazione della pena residua.