Cronaca
|Matrimonio forzato, botte e aborto imposto: condannati i genitori di una giovane pakistana
Due anni di reclusione a marito e moglie. Hanno segregato e maltrattato la figlia 22enne, costringendola a sposarsi contro la sua volontà e imponendole l’interruzione della gravidanza
REGGIO EMILIA – Due genitori pakistani sono stati condannati, il 3 giugno scorso, per maltrattamenti e induzione al matrimonio. Dopo anni di vessazioni, percosse e un aborto indotto, ai due coniugi sono stati inflitti due anni di reclusione. Decisiva l’attività della procura reggiana che è riuscita a far trovare alla vittima 22enne il coraggio di raccontare i maltrattamenti subiti.
Una vicenda, quella verificatasi nella bassa reggiana a Boretto, che riporta alla memoria i fantasmi di Novellara e la tragica sorte di Saman Abbas, ma che, questa volta, racconta un epilogo fortunatamente opposto.
I protagonisti, un uomo di 54 anni e una donna di 51, entrambi pakistani, hanno iniziato a perseguitare la figlia dal 2017 fino al maggio 2023. La figlia, “colpevole” di aver intrapreso una relazione sentimentale non approvata, era stata privata del cellulare, isolata all’interno della famiglia e costretta ad andare più volte in Pakistan contro la sua volontà.
La giovane era stata minacciata di non poter fare rientro in Italia se non avesse accettato il fidanzamento con un cugino, residente in Pakistan, con cui era stata costretta a sposarsi a distanza nel 2018 ed era stata obbligata ad andare là, contro la sua volontà, per convivere con il marito. Dopo avere scoperto la relazione con un altro giovane, i genitori l’avevano sottoposta ad un regime di violenze e segregazioni sistematiche.
Era stata colpita con schiaffi in volto, il padre l’aveva fatta inginocchiare e l’aveva percossa con pugni alla schiena, facendole sbattere il viso contro il pavimento, la madre l’aveva chiusa a chiave in cantina costringendola a trascorrervi la notte. Nel dicembre 2022, scoperta la gravidanza, la giovane era stata colpita con pugni all’addome e alla schiena ed era stata costretta poi ad abortire sotto minaccia di farle praticare l’aborto in Pakistan e di non essere più accolta in casa nell’ipotesi di prosecuzione della gravidanza.
Oltre alle violenze fisiche, i genitori avrebbero tentato ripetutamente di imporle matrimoni combinati con uomini scelti da loro, sottraendole il cellulare per isolarla dai contatti esterni. Tra gennaio e febbraio 2023, dopo averle prospettato la possibilità di tornare a casa solo se avesse accettato di sposarsi, l’hanno costretta a scegliere un ragazzo tra quelli che le venivano proposti e gli hanno fatto una concreta proposta di matrimonio, ma non sono riusciti per il rifiuto del ragazzo.
Nel mese di aprile del 2023 le hanno comunicato che avrebbe dovuto sposare un altro ragazzo connazionale e avevano organizzato un incontro tra lui e la figlia contro la volontà della ragazza. Nonostante le enormi difficoltà iniziali e la profonda paura di ritorsioni, la vittima è riuscita a confidarsi con i carabinieri di Boretto, per poi aprirsi al magistrato titolare dell’inchiesta.
Dopo le sue dichiarazioni è giunto il provvedimento di divieto di avvicinamento, in cui il giudice aveva sottolineato come i comportamenti dei genitori fossero espressione di una visione “maschilista e dispotica”, totalmente incompatibile con i diritti fondamentali garantiti dall’ordinamento italiano.

