Editoriali
L’ex Hellwatt è diventato il festival dell’ipocrisia
Tra maggioranza e opposizione, tutti chiedono responsabilità agli altri. Ma quasi tutti avevano contestato Kanye West. A pagare il conto è stata C. Volo, che però non può sottrarsi alle proprie responsabilità organizzative
REGGIO EMILIA – L’impressione, ascoltando il dibattito in commissione consiliare sull’ex Hellwatt Festival, oggi diventato Pulse of Gaia e poi definitivamente cancellato, è quella di assistere non a una ricerca della verità ma a un gigantesco esercizio di rimozione collettiva. Ognuno punta il dito contro l’altro, dimenticando ciò che ha detto e fatto fino a poche settimane fa.
È il festival dell’ipocrisia. Da una parte c’è il Partito Democratico che, attraverso il vicesindaco Lanfranco De Franco, difende il management di C. Volo e cerca di spostare il dibattito sulle conseguenze della decisione prefettizia. Una posizione legittima, ma che stride con quanto espresso dallo stesso sindaco Marco Massari, il quale non aveva nascosto le proprie perplessità sulla scelta di Kanye West, artista finito al centro di polemiche internazionali per dichiarazioni e comportamenti ritenuti filonazisti e antisemiti. Critiche che lo stesso artista ha spesso collegato ai propri problemi di salute mentale, parlando pubblicamente del disturbo bipolare, ma che non hanno impedito una durissima reazione politica e culturale nei suoi confronti.
Del resto, contro la presenza di Kanye West si erano schierati sindacati, Anpi e numerose realtà della sinistra, che avevano sollevato obiezioni di carattere etico e politico ben prima della decisione della prefettura di vietare i concerti di Ye e di Travis Scott per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Oggi, però, sembra che tutto questo venga dimenticato. Si difende la società di gestione come se il problema fosse nato esclusivamente il giorno del provvedimento prefettizio.
Dall’altra parte il centrodestra alza i toni e chiede conto al sindaco, alla maggioranza e ai vertici di C. Volo del fallimento dell’operazione. Domande legittime, perché la gestione dell’intera vicenda presenta molte ombre: cambi di nome del festival, comunicazioni contraddittorie, strategie modificate in corsa e un epilogo che ha lasciato migliaia di spettatori e operatori economici con enormi disagi. Alla fine, dopo il divieto dei due concerti principali, è stato cancellato l’intero festival.
Ma anche qui la memoria sembra corta. Per settimane anche esponenti del centrodestra avevano espresso fortissime critiche sulla scelta di Kanye West. E allora è inevitabile che sorga una domanda politica: davvero oggi si può raccontare questa vicenda come se esistesse una netta separazione tra chi era contrario all’artista e chi invece ne sosteneva la presenza? La decisione finale è stata assunta dalla prefettura nell’ambito delle competenze in materia di ordine pubblico, ma il clima politico e istituzionale che si era creato attorno all’evento era ormai diventato incandescente.
Alla fine tutti sembrano avere una narrazione conveniente. La sinistra dimentica le campagne contro l’artista e oggi difende il progetto. Il centrodestra dimentica di aver espresso analoghe critiche e oggi utilizza il caso come arma contro l’amministrazione comunale. Gli organizzatori parlano di circostanze esterne al proprio controllo, ma sarebbe ingiusto ignorare le loro responsabilità nella gestione dell’intera operazione, caratterizzata da continui cambi di rotta e da una comunicazione che ha finito per alimentare ulteriore incertezza.
L’unico dato certo è il risultato finale: un festival cancellato, un danno economico per il territorio, un danno d’immagine per la Rcf Arena e per Reggio Emilia e migliaia di persone costrette a chiedere rimborsi dopo aver organizzato viaggi e soggiorni. Persino il Codacons, che pure si era mosso per l’annullamento del concerto, ora è intervenuto chiedendo il ristoro anche delle spese accessorie sostenute dagli spettatori.
Forse sarebbe il momento che tutti, invece di distribuire colpe agli avversari, riconoscessero almeno una parte delle proprie responsabilità. Perché questa non è stata la vittoria di qualcuno. È stato semplicemente il festival dell’ipocrisia.


