L’assessore Prandi rassicura dopo le segnalazioni dei comitati salute e ambiente: “Gestione efficiente e sotto controllo”
REGGIO EMILIA – L’impianto “Forsu” di Iren a Reggio Emilia, che produce biometano dalla frazione umida dei rifiuti, “opera in piena coerenza con gli standard di gestione tecnici e ambientali di siti analoghi” e la sua gestione è “efficiente e sotto controllo”. Lo afferma Davide Prandi, assessore alla Cura della città del Comune di Reggio Emilia, rispondendo in Consiglio comunale ad un’interpellanza di Coalizione civica.
L’atto ispettivo, presentato da Fabrizio Aguzzoli, ripropone gli stessi quesiti che i residenti delle aree limitrofe all’impianto hanno posto ad ottobre dell’anno scorso, sulla base dei dati ottenuti “a fatica” il giugno precedente.
A tre anni dall’entrata in funzione del Forsu, il coordinamento dei comitati salute e ambiente, in particolare, aveva segnalato diverse criticità come torce accese per un terzo dell’anno (per 2.872 ore, polverizzando il limite previsionale di 260 ore fissato in sede di autorizzazione), violazioni ambientali accertate per sversamento di sostanze inquinanti nell’acqua (ammoniaca) e nell’aria, e superamento dei limiti acustici notturni presso le abitazioni. Il tutto condito con effluvi maleodoranti che, se le strumentazioni elettroniche preposte non hanno colto perché ancora in fase di “addestramento”, il naso dei residenti ha avvertito benissimo.
Nella risposta l’assessore Prandi ha segnalato che l’anno scorso, a fronte di 100.000 tonnellate di rifiuti in entrata, solo 27.000 sono state quelle di scarti non coinvolte nel processo di produzione del biocarburante. I materiali sono stati poi smaltiti in strutture dedicate “azzerando il conferimento in discarica”.
Sempre nel 2025 sono stati prodotti e immessi nella rete pubblica 4,5 milioni metri cubi di biometano, e “risparmiate” 2.887 tonnellate di Co2. La produzione è stata in media di 75 metri cubi di biometano per tonnellata di rifiuti. Sulla questione delle torce, da ultimo, Prandi segnala che hanno bruciato per 571 ore anno, cioè ben al di sotto del limite di 3.000 ore autorizzate da Arape.

