L'assassino
|Il vicino di casa, i complotti e la solitudine: chi è Andrea Pellati
Il racconto di chi lo conosceva tratteggia un uomo schivo e ossessionato da teorie paranoiche. Nel 2016 era stato arrestato per spaccio di cocaina e funghetti allucinogeni
REGGIO EMILIA – Un uomo solitario, fuori dai social, divoratore di libri, immerso in un universo fatto di complotti, microspie e ossessioni. Ma mai percepito come violento. È il ritratto di Andrea Pellati, l’uomo accusato dell’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa, che emerge dal racconto di chi lo ha conosciuto da vicino.
A raccontare alcuni tratti della personalità di Pellati è Alessandro Gandino, noto giornalista, scrittore e dj, che tra il 2017 e il 2018 abitava nello stesso stabile di via Maiella. Un incontro casuale, nato davanti a una porta di casa lasciata aperta per far asciugare il pavimento, si trasformò in una conoscenza fatta di conversazioni frequenti, lunghe chiacchierate e racconti spesso surreali.
“Era acuto, strano, con teorie tutte sue”, racconta Gandino. Da quel primo scambio sulla musica, i due iniziarono a incrociarsi spesso, fino a condividere una birra in un bar della zona. Pellati, però, non beveva alcolici: ordinò soltanto acqua.
Con il tempo, Andrea iniziò a raccontare frammenti della propria vita: il carcere, contatti con ambienti criminali, la convinzione di essere controllato. Secondo Gandino, viveva in una realtà parallela, dominata dalla paranoia. Parlava di cimici piazzate ovunque, microspie dei servizi segreti, di una fine del mondo imminente. Era seguito dai servizi sociali, non per tossicodipendenza ma, a quanto riferito, per problematiche di natura psichiatrica.
Le sue convinzioni, secondo quanto racconta Gandino, rasentavano il delirio. Era convinto, per esempio, che la regina Elisabetta fosse “rettiliana”, così come i Beatles. Nutriva anche una curiosa miscela di timore e reverenza nei confronti di Julie, allora compagna e ora moglie inglese di Gandino, persuaso che proprio in quanto britannica “dominasse il mondo”. In una delle visite a casa della coppia arrivò persino a chiedere come far recapitare un regalo di Natale ai figli di Kate Middleton, sostenendo che uno di loro potesse essere suo.
Nonostante le eccentricità, Gandino non lo aveva mai considerato pericoloso. “Un matto, ma mai recepito come violento”, sintetizza. Anche negli anni successivi, gli incontri occasionali in città – spesso con Pellati in bicicletta – restituivano l’immagine di un uomo chiuso, solitario, capace di parlare per ore di qualunque argomento, purché scelto da lui.
Dietro questo profilo tormentato c’era però anche un passato giudiziario già segnato. Pellati era infatti noto alle forze dell’ordine da anni. Nell’aprile 2016, quando aveva 34 anni, venne arrestato dalla squadra mobile di Reggio Emilia con l’accusa di spaccio di stupefacenti.
Gli investigatori lo fermarono nella zona di Rosta Nuova dopo averlo sorpreso a cedere una dose di cocaina a un acquirente. La successiva perquisizione domiciliare portò al sequestro di 33 grammi di cocaina, un vasetto contenente funghetti allucinogeni, materiale per il confezionamento delle dosi e oltre 3mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. All’epoca risultava privo di un’attività lavorativa lecita.
Oggi, alla luce dell’omicidio che ha sconvolto Reggio Emilia, quei frammenti di passato assumono un significato diverso. Resta lo sgomento di chi lo conosceva e non riesce a conciliare l’immagine dell’uomo eccentrico e ossessionato dai complotti con quella dell’assassino.
“Quando ieri sera ho letto la notizia – conclude Gandino – giuro che l’ultima persona alla quale potevo pensare era lui”.

