Il coordinamento Salviamo l’Enza: “L’emergenza idrica torna ciclicamente al centro del dibattito, ma sul territorio mancano ancora interventi concreti e immediati”
REGGIO EMILIA – Negli ultimi giorni è tornata al centro del dibattito pubblico la questione dell’emergenza idrica. Un tema che, in realtà, viene riproposto ciclicamente da anni e che spesso è stato utilizzato per sostenere la necessità della realizzazione della diga di Vetto.
È utile ricordare alcuni passaggi fondamentali. Era il 2017 quando, sull’onda della grave siccità di quell’anno, alcuni amministratori rilanciarono il progetto della diga. Già allora evidenziammo come sarebbero stati necessari almeno quindici anni prima di arrivare a un progetto concreto. Una previsione che oggi appare persino ottimistica: sono trascorsi nove anni e non si intravede ancora alcun risultato tangibile.
Per comprendere i tempi reali, basti pensare che solo tra oltre 600 giorni si saprà se potrà essere avviato lo studio progettuale. Successivamente occorreranno ulteriori anni per reperire i finanziamenti necessari, stimati in oltre un miliardo di euro, e per completare i complessi iter autorizzativi e realizzativi.
In tutto questo tempo abbiamo sempre sostenuto la necessità di agire subito, seguendo le indicazioni dell’Autorità di Bacino del Po, che aveva delineato una strategia articolata su interventi di breve, medio e lungo periodo, rinviando solo alla fine la valutazione dell’eventuale grande infrastruttura.
Purtroppo nulla di tutto questo è stato realizzato. Anzi, il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), che avrebbe dovuto analizzare anche soluzioni diverse dalla diga, ha progressivamente trasformato tali alternative in opere semplicemente “sinergiche”, subordinate alla realizzazione dell’invaso principale. Col passare degli anni anche queste proposte sono scomparse dal dibattito, oscurate dalle contrapposizioni politiche, fino a lasciare spazio esclusivamente al tema della diga.
Nel frattempo, però, i problemi dell’agricoltura restano irrisolti. Chi si occupa concretamente delle esigenze del territorio? La Regione, i parlamentari, gli amministratori locali? No. Ad oggi i fatti dimostrano che nessuno ha saputo dare risposte adeguate e tempestive e utili.
Si susseguono dichiarazioni di politici indaffarati a tenere uniti i partiti, convegni, incontri pubblici e passerelle istituzionali, ma le criticità rimangono immutate. È il risultato di una politica che da anni discute e che continua a rinviare gli interventi realmente necessari e fattibili in breve tempo. Ciò che sorprende maggiormente è che il mondo agricolo sembri spesso accettare questa situazione senza denunciare con sufficiente forza l’assenza di risultati concreti e immediati. Eppure il tempo passa, le emergenze si ripresentano.
L’emergenza idrica richiede scelte responsabili, programmazione e interventi immediati. Continuare a inseguire vane promesse di lungo periodo senza realizzare nemmeno le opere necessarie nel breve e medio termine significa lasciare il territorio e l’agricoltura privi delle risposte di cui hanno bisogno per affrontare i periodi siccitosi.
Coordinamento Salviamo l’Enza

