E sono 350 milioni quelli che oggi passeranno la giornata a più di 30 gradi: due terzi dell’intera popolazione europea. Il problema, avvertono gli scienziati, non sono i picchi ma la durata: “Non siamo pronti a mesi interi così”
ROMA – Ci sono almeno 94 milioni di persone in Europa che oggi “sperimenteranno” temperature superiori ai 35°, la maggior parte delle quali in Francia e Spagna. Oltre 350 milioni saranno esposte a temperature superiori ai 30°. I due terzi della popolazione europea. La stima è dell’Afp. “E siamo solo a giugno!”, sottolinea il Guardian.
In Italia oggi ci sono 16 città col bollino rosso. L’Europa occidentale è dentro la sua seconda ondata di calore intensa dell’anno, a estate appena cominciata. L’allerta è attiva dalla Spagna alla Germania. Ormai le estati sempre più calde sono una realtà. Calde sì, ma la domanda successiva è: calde quanto? Quanto può diventare calda un’ondata di calore oggi, non tra decenni? C’è un limite?
Non è solo una questione di numeri più alti. È la distanza con cui i record vengono polverizzati a colpire gli scienziati. L’Europa si riscalda più in fretta del resto del mondo per una serie di ragioni convergenti: la riduzione delle emissioni inquinanti ha migliorato la qualità dell’aria ma diminuito gli aerosol capaci di riflettere la luce solare; la copertura nevosa si è ritirata, lasciando la terraferma ad assorbire più radiazione; le correnti atmosferiche si sono modificate in modi che favoriscono le ondate estive.
Questo ha spinto i climatologi a porsi la domanda di cui sopra. Una domanda che non è più teorica. Erich Fischer, dell’ETH di Zurigo, dice al New York Times che grazie alle simulazioni al computer si sono fatti progressi sostanziali nella comprensione dei picchi estremi plausibili. Meno chiaro è per quanto tempo un caldo simile potrebbe persistere.
Una ricerca recente condotta da Fischer insieme a Laura Suarez-Gutierrez ha mostrato come le ondate di calore più devastanti nelle simulazioni tendano ad arrivare a coppie: la prima prosciuga il suolo, la seconda trasforma in calore l’energia solare che altrimenti servirebbe a far evaporare l’umidità. Il terreno secco amplifica tutto.
Il problema non è solo il giorno record. “Ci stiamo preparando per quel momento in cui si raggiungono i 50 gradi”, ha detto Suarez-Gutierrez, professoressa all’Università di Wageningen. “Non ci stiamo preparando per un mese intero a 36 gradi”. Sulla carta sembra meno drammatico. Nella realtà, nessuna infrastruttura attuale è dimensionata per reggerlo (Fonte Dire).

