Economia
|Affitti, la Cisl il Comune: “Il canone concordato favorisce i proprietari, non le famiglie”
La leader del sindacato inquilini, Eugenia Cella, replica al vicesindaco De Franco: “A Reggio gli accordi sono ormai superati e gli affitti sociali costano quasi come quelli di mercato. Servono nuove regole e più tutele per chi cerca casa”
REGGIO EMILIA – “È desolante che il vicesindaco di Reggio, delega alla Casa, alzi bandiera bianca davanti a un mercato in cui l’affitto agevolato a canone concordato, sostenuto con denaro pubblico, è diventato ghiotto per il portafoglio dei privati ma non è più conveniente per le famiglie. Questa si chiama paura delle riforme”.
Non le manda a dire Eugenia Cella, leader Sicet di Reggio e Modena, il sindacato inquilini della Cisl. Usa lo stesso rapporto citato dal vicesindaco, ReHouseIn, finanziato dall’Ue. “Il numero due della Giunta ha evitato il super nodo di quel documento: non basta sventolare che a Reggio il 52-53% dei contratti è a canone concordato. Quello lo sapevamo. Forse non hanno detto a De Franco che è lo stesso rapporto a mettere nero su bianco, a pagina 7, che nel 2024 il canone concordato a Reggio è stato appetibile per i proprietari perché l’accordo fissa canoni che dovrebbero essere sociali ma sono solo il 7% circa inferiori a quelli dei contratti di lungo termine sul libero mercato”.
TEMPESTA PERFETTA
A Reggio è tempesta perfetta: il privato guadagna sostenuto dalla fiscalità pubblica, non schiera affitti davvero ridotti rispetto al libero mercato – e infatti a Reggio la casa a prezzi ragionevoli è un allarme enorme – e, non essendo rinnovati gli accordi territoriali, il privato incassa pure l’adeguamento periodico Istat al 75%, rimosso o fortemente ridotto in altri capoluoghi.
“Ecco come una misura sociale è diventata gallina dalle uova d’oro per i proprietari. È naturale che Confedilizia chieda di non toccare una virgola. Lo è meno che il Comune, anziché stimolare una mediazione tra interessi diversi, rimpalli le riforme. Caro vicesindaco, la sua replica le è uscita male: sembra una resa, non una disponibilità”, osserva Cella.
Oggi, a Reggio, con canoni sociali quasi pari al mercato, al privato conviene incassare la cedolare secca al 10% e il taglio Imu del 25% offerti dallo Stato, lo sconto comunale Imu al 7.6 per mille di Reggio e pure l’adeguamento Istat. Ma dov’è, in tutto questo, l’effetto di calmierazione sociale per le famiglie, anima e cuore del canone concordato?
“E’ svanito. Per questo chiediamo di rivedere gli accordi territoriali, vecchi di 22 anni in provincia e fermi al 2020 a Reggio, uno dei capoluoghi con gli accordi più datati dell’Emilia-Romagna e tra i più inefficaci. Proprio a Reggio era previsto nell’accordo l’impegno a rivederlo dopo il 2023. Cosa mai avvenuta”, prosegue Cella.
Basta dire che a Reggio c’è ancora un parametro che premia, con la possibilità di aumentare il canone, il privato che mette a disposizione dell’inquilino il riscaldamento… con contabilizzatori obbligatori per legge. “Noi chiediamo il rinnovo per fare l’opposto: spingere chi affitta a offrire case con criteri qualitativi moderni, ottenendo un canone maggiore. Case in classe energetica A+, climatizzazione, sistemi di sicurezza, ascensori, locali adeguati anche a persone con disabilità. E innovare, caro De Franco, significa guardare pure agli studenti universitari, introducendo l’affitto per singola stanza. Una formula che a Modena sta funzionando benone”.

