Interventi
Un 12enne: “Carte ai ragazzi, ci insegnano a spendere senza pensare”
Un ragazzino mette in discussione le prepagate under 18: “I soldi virtuali fanno perdere il senso del loro valore”
REGGIO EMILIA – La carta di credito viene chiamata “educazione finanziaria”, che ci serve a diventare responsabili e indipendenti. Ma è così? Molte volte, a 12 anni, ci si trova a comprare un gelato con gli amici, prendere una pizza con i fratelli, comprare un personaggio su un videogioco. Facciamo l’esempio di due ragazzi, Dario e Simone che entrambi hanno 10 euro, l’unica differenza è che Simone ha i soldi nella sua carta prepagata under 18. Entrambi vanno insieme a comprarsi un gelato, Dario spende 3,50€, usando la sua banconota, e riceve indietro 5 con una moneta da 1,50€.
Simone spende la stessa somma, ma paga con un semplice clic, senza ricevere un resto. Poi vanno a comprare una pizza, Dario prende una margherita, e spende 5,50€. Paga, e gli rimane in tasca 1 euro. Anche Simone spende 5,50€, ma non riceve il resto, semplicemente legge nel suo telefono che gli è rimasto 1 euro. Dario non compra più niente, perché nota che gli è rimasto poco, perché vedendo fisicamente il denaro comprendi meglio quando fermarti o no, invece, Simone, va al bar, e si compra 5 caramelle da 20 centesimi.
Per Simone, leggere 1€ su un app, gli sembrava ancora come se avesse tanto e che erano come i punti di un gioco. Invece, per Dario, quella moneta da 1 euro che gli era rimasta nel portafoglio aveva un peso diverso, perché 2 ore prima aveva 10 euro, e ora è rimasto con 1 euro. Simone non ha quella sensazione di “frenare” perché non vede i suoi soldi sparire dal suo portafoglio fisicamente.
Perché le banche e le aziende che se ne occupano “regalano” e promuovono queste carte a dei dodicenni? Non lo fanno per gentilezza, o per la nostra “sicurezza” (come dicono loro), ma lo fanno per aiutarci e ad abituarci a diventare dei consumatori che spendono senza rimorso. Se impari a 12 anni che spendere significa solo un “clic”, a 20 anni, con un lavoro, diventi un perfetto esempio di cliente ideale, che spende tutto lo stipendio, rimanendo sempre senza risparmi.
In conclusione, ci vendono queste carte etichettate come uno strumento che ci rende liberi e consapevoli. Ma è davvero libertà non rendersi conto di quanto spendi e del valore dei tuoi soldi? La vera indipendenza non è avere un pezzo di plastica colorata con un microchip che ti permette di pagare, ma è avere la forza di dire di no agli acquisti impulsivi e riconoscere che valore hanno quei 5 euro che non sembrano niente.
Genitori, prima di dare uno strumento così dannoso ai vostri figli, dovreste insegnare il valore di rinunciare. Perché se oggi impariamo che i soldi sono dei numeri invisibili, domani saremo noi i burattini “invisibili” vittime del sistema che ci vuole solo come dei compratori che non si stancano.
Nicolas Munteanu, 12 anni, studente

