Interventi
Stazione, i residenti: “Putroppo siamo cittadini di serie B”
Lungo sfogo di chi vive tra via IV Novembre, via Eritrea e via Tondelli: “Da oltre vent’anni conviviamo con degrado, spaccio e paura. Le istituzioni hanno smesso di ascoltarci”
REGGIO EMILIA – A Reggio Emilia, nella cosiddetta “zona rossa” della stazione — tra via IV Novembre, via Eritrea, via Alai e via Monsignor Leone Tondelli — ormai è evidente una realtà che molti cittadini denunciano da anni: esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Per troppo tempo si è parlato tanto e fatto poco, anzi nulla. E questo va ben oltre il colore politico o l’appartenenza a uno schieramento. Chi scrive non ha mai nascosto di avere sempre avuto idee progressiste e democratiche, così come tutta la propria famiglia. Ma davanti a una situazione di degrado e insicurezza che viviamo quotidianamente da oltre vent’anni, ogni appartenenza politica passa inevitabilmente in secondo piano.
Dopo circa 23 anni trascorsi in questa zona della città, il sentimento oggi dominante è quello della delusione e dello sconcerto di fronte all’inerzia e all’abbandono da parte delle istituzioni. Perché questa non è convivenza, non è inclusione, non è integrazione e nemmeno accettazione reciproca.
I residenti convivono ogni giorno con spaccio, risse, accoltellamenti, rapine, danneggiamenti ad auto e negozi, abbandono di rifiuti in aree vietate, occupazioni abusive di cantine e garage da parte di sbandati. E purtroppo, in questi anni, ci sono stati anche dei morti. Eppure sembra che per qualcuno tutto questo non sia ancora abbastanza per intervenire seriamente.
L’indifferenza delle istituzioni e il continuo minimizzare questi problemi stanno creando una frattura sempre più profonda tra chi vive il quartiere e chi invece lo osserva soltanto da lontano. Più questa realtà viene ignorata, più cresce il disagio, la rabbia e il senso di non appartenenza. Si alza un muro invisibile fatto di sfiducia, paura e solitudine.
Eppure i cittadini di buona volontà non sono mai rimasti in silenzio. In tutti questi anni hanno collaborato, segnalato situazioni di degrado, denunciato episodi di criminalità, partecipato a incontri e richiesto interventi concreti. Ma troppo spesso tutto questo è rimasto senza risposta o senza risultati reali.
Oggi molti residenti si sentono soli e abbandonati. Costretti a chiudersi in casa, a vivere con la paura che possa succedere qualcosa a loro o ai propri familiari. Una paura che non dovrebbe appartenere a chi semplicemente chiede di vivere in sicurezza e dignità nella propria città.
Perché la vera inclusione non può esistere senza legalità, rispetto e tutela dei cittadini onesti. E ignorare il problema non lo risolve: lo peggiora. Le istituzioni devono finalmente assumersi la responsabilità di ascoltare davvero chi vive ogni giorno questa realtà, senza slogan, senza promesse vuote e senza negare l’evidenza.
Perché se un giorno dovesse accadere qualcosa di ancora più grave, allora qualcuno dovrà avere il coraggio di rispondere non solo delle proprie parole, ma soprattutto del silenzio e dell’immobilismo di tutti questi anni.
G.M.

