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Minacce, falsi allarmi e proclami: la carriera di Naggay

Il 22enne sospettato di terrorismo ha accumulato una lunga serie di episodi criminali in Germania prima di arrivare a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Minacce, falsi allarmi terroristici e proclami estremisti legati allo Stato Islamico.

Sono quelli che costellano il passato giudiziario di Jaber Naggay, il 22enne sospettato di terrorismo arrestato il 21 maggio scorso a Reggio Emilia dove, come lui stesso ha riferito in un messaggio inquietante inviato alla madre, si preparava a recarsi in centro storico con un coltello per colpire i passanti. Il giovane, già espulso dalla Germania perché ritenuto pericoloso, è stato rintracciato una prima volta dagli uomini della Digos e delle Volanti di Reggio Emilia in un sottoscala del padiglione Ziccardi, nell’area dell’ex San Lazzaro, insieme al fratello.

Addosso e nel rifugio improvvisato non sono stati trovati simboli o materiali riconducibili all’Islam radicale. Ma il suo nome era già noto alle autorità tedesche per una lunga scia di episodi allarmanti.

In particolare – come si legge nelle otto pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Reggio Emilia – Naggay era stato condannato dal Tribunale di Villingen-Schwenningen a 20 mesi di reclusione per tre episodi di “simulazione di reato” e uno di “disturbo della quiete pubblica mediante minaccia di commettere un reato”. Formule giuridiche che sottendono una sequenza di falsi attentati, minacce e dichiarazioni violente che avevano provocato evacuazioni, blocchi ferroviari e interventi antiterrorismo. Durante la detenzione nel carcere minorile di Adelsheim, il giovane avrebbe manifestato più volte il desiderio di unirsi all’Isis.

In una relazione psichiatrica della struttura, viene riportato un episodio avvenuto nell’agosto 2023: dopo aver cercato online un’ascia sul sito di un negozio di bricolage, Naggay avrebbe detto agli operatori del carcere di voler compiere “una vendetta per l’uccisione da parte dei tedeschi di Abu Talha Al-Almani (alias Denis Cuspert, rapper tedesco, morto nel gennaio 2018 in Siria dove aveva raggiunto lo Stato Islamico)”. Poi la frase più inquietante: “Dato che tra quattro mesi sarò rilasciato, comincio subito a pianificare il tutto. Lo faccio per l’Isis perché per me la Germania non è uno Stato finché non sarà islamica e governata dall’Isis”.

Già nel 2022 però l’odierno arrestato aveva fatto scattare un gigantesco allarme sicurezza telefonando alla polizia di Villingen e annunciando un attentato dinamitardo nelle stazioni ferroviarie di Offenburg e Lahr. Disse di aver ricevuto “uno zaino con all’interno una bomba collegata a distanza” da un siriano conosciuto tramite Telegram. Le stazioni vennero evacuate, il traffico ferroviario sospeso e la polizia mobilitata per ore. Arrestato poco dopo, dal carcere scrisse una lettera in cui preannunciava un altro attentato alla stazione di Lipsia. Le carte tedesche raccontano anche di lettere inviate alla polizia e ai giudici nelle quali il giovane sosteneva di avere contatti con Hamas e parlava di sequestri di ostaggi nel penitenziario.

E ancora: in uno scritto avrebbe invocato Allah dicendo: “Che Allah mi ricompensi per questo e mi conservi un posto in paradiso”. In un altro passaggio: “Che mettiate in guardia o no i miscredenti, essi non crederanno comunque a nulla”. Le dichiarazioni più estreme sarebbero emerse proprio durante i colloqui con i periti. Naggay avrebbe detto di voler “uccidere quanti più infedeli possibile” e di ammirare l’attentatore di Würzburg, autore dell’aggressione con coltello del 2021. “Vorrei anche io uccidere con un’ascia gli infedeli”, avrebbe dichiarato, aggiungendo che durante il falso allarme bomba del 2022 aveva provato “soddisfazione nel sentirsi come un membro dell’ISIS e a vedersi sui giornali”.

Gli specialisti che lo hanno esaminato in Germania hanno descritto un quadro psichiatrico complesso. Una prima perizia parlava di grave disturbo dello spettro autistico e di contatti jihadisti probabilmente immaginari, simili a “compagni di fantasia”. Una seconda valutazione ha invece sottolineato che, senza un adeguato trattamento terapeutico, il rischio di nuovi comportamenti violenti resterebbe elevato. Paure tornate d’attualità dopo il messaggio inviato alla madre da Reggio Emilia: “Sto veramente male… vado a picchiare le persone”. Nel telefono del giovane sono stati trovati anche dei messaggi su Telegram, in parte in arabo e in parte in inglese con un presunto terrorista che lo chiamava “Lupo solitario”. Il fermo e la successiva custodia in carcere di Naggay sono stati decisi ritenendo concreto il pericolo di fuga dell’indagato in Svizzera (Fonte Dire).