Cronaca
|“Minacce e insulti sessisti” fuori dal Braglia: tensione dopo il derby Modena-Reggiana
Striscione contro Manolo Portanova rimosso, la denuncia di “Non Una Di Meno”: “Offese, minacce e gesti osceni”
REGGIO EMILIA – Non si spengono le polemiche dopo il derby del 1° maggio tra Modena FC e AC Reggiana 1919. Al centro delle tensioni quanto accaduto all’esterno dello Stadio Alberto Braglia, dove l’associazione femminista e transfemminista Non Una Di Meno aveva affisso uno striscione contro Manolo Portanova. Il giocatore granata, fantasista e capitano della Reggiana, è stato condannato in secondo grado dalla Corte d’appello di Firenze lo scorso 17 aprile a sei anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
Secondo quanto riportato in un comunicato diffuso dall’associazione, alcune persone avrebbero tentato di rimuovere lo striscione esposto nei pressi della curva Montagnani. “Abbiamo trovato delle persone che portavano via lo striscione – spiegano – abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali”.
Le attiviste riferiscono anche di frasi ostili: ““Non allo stadio”, questo è quello che ci è stato detto mentre ci riprendevamo lo striscione”. Da qui la denuncia di un clima ritenuto inaccettabile e la presa di posizione sul caso Portanova: “Una condanna a sei anni per violenza sessuale di gruppo e lesioni, confermata in appello. Due gradi di giudizio che riconoscono la gravità dei fatti e la credibilità di chi ha denunciato”.
Nel comunicato, l’associazione critica anche la scelta di continuare a far giocare il calciatore: “Chi è stato condannato continua a giocare, sostenuto e celebrato. Questo non è neutrale: è una scelta politica. È il segnale che tutto può essere ignorato, se c’è di mezzo lo spettacolo”.
“Non Una Di Meno” chiede quindi un’assunzione di responsabilità da parte delle società sportive e delle istituzioni: “Non accettiamo che lo sport diventi uno spazio di impunità. Chiediamo che chi è stato condannato per questi reati non venga trattato come un modello”.
Infine, un passaggio sul piano più generale: “Questo caso è simbolo di un problema più ampio. Mentre si tenta di ridefinire per legge la violenza sessuale, noi ribadiamo un punto semplice: senza consenso, è sempre stupro”.

