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Fornili attacca FdI: “Usata la mia gravidanza per colpirmi politicamente”
La consigliera regionale del Pd, Anna Fornili

La consigliera regionale Pd replica alle accuse di assenteismo: “Non ho voluto affrontare 150 chilometri al nono mese di gravidanza. Prima attaccata, ora minacciata di querela: il corpo delle donne non è a disposizione della politica”

REGGIO EMILIAChi mi conosce sa che non intervengo mai su questioni personali: ho sempre voluto essere misurata sulle mie opere e sui miei valori, al di là di chi sono o cosa rappresento. Speravo di non dover più tornare su una vicenda che ritenevo essere personale e familiare, come la mia gravidanza, anziché dover essere costretta a difendermi da attacchi politici per questo.

Mi sarei aspettata delle scuse, che avrei volentieri accettato, e invece sono arrivate minacce di querela. Fdi mi ha prima attaccato – a mezzo stampa – di irrispettoso assenteismo in Commissione, per poi rincarare la dose. Dal coordinatore Fdi di Ventasso Luca Fiocchi sono arrivate parole come “E’ uno scandalo politico che i cittadini dell’Appennino reggiano non possono e non devono dimenticare. Anna Fornili firma un documento pieno di scuse e poi non si presenta nemmeno a difenderlo in Aula. Questa è la sinistra emiliano-romagnola: presente ai convegni, assente quando si tratta di decidere. La montagna merita rispetto…- oppure – Un’assenza che pesa come un macigno…” e potrei proseguire.

Attacchi personali, che hanno poco di politico, da evitare verso chiunque, che si abbia il pancione o no. Ho semplicemente fatto notare che non si trattava di mancanza di rispetto verso l’Appennino, ma che trovandomi al nono mese di gravidanza, non partecipo più a talune Commissioni dando priorità all’Assemblea, una giustificazione non necessaria ma a quanto pare insufficiente, perché le contestazioni sono aumentate. La Fornili non era a casa, era a Reggio, a un evento al quale l’aveva delegata il presidente De Pascale.

E’ vero Consigliere regionale Alessandro Aragona, presidente di circolo Fiocchi, lo confesso: non ero a casa, dove sarei dovuta stare, bensì a un evento della Caritas su delega del Presidente, a pochi chilometri da casa mia e dall’ospedale. Non me la sono sentita di fare più di 150 chilometri fra andata e ritorno, per andare a Bologna, dove la risoluzione è stata discussa dai colleghi. Ho preferito fare uno sforzo minore, ed espletare comunque il mio compito vicino a casa. Non era necessario, rimane lecito, è comprensibile, è umano. Questo è forse strumentalizzare una gravidanza?

Ammetto di essermi sentita un poco in difficoltà, sulle prime, quando mi hanno accusata e detto che avrei dovuto giustificarmi per questo. Poi mi sono fermata e mi sono chiesta: con quale diritto due uomini, uno dei quali – Aragona – conosceva benissimo il fatto che sono incinta, si permettono di imbastire prima una polemica e poi di dire dove devo o non devo andare? Perché dovrei giustificarmi?

Hanno forse vissuto la mia condizione e quella delle donne che aspettano un bambino e continuano comunque a lavorare fino alla fine? Ne dubito. Sanno come si vivono quei nove mesi, quali preoccupazioni e difficoltà li accompagnano e quali cautele si mettono in campo, da madri? Anche qui: non credo proprio.

Adesso, anziché scusarsi, il Segretario provinciale di Fratelli d’Italia, sempre Aragona, va addirittura oltre e detta alle agenzie di stampa nazionali una nota in cui mi minaccia di querela. Prima attaccata e poi intimidita, questo mi merito. Se pensa di spaventarmi, sappia che ha sbagliato bersaglio. Aspetto di incontrarlo in aula, dove sono pronta sin d’ora a controquerelarlo, nel caso.

E, visto che ne avete voluto fare a tutti i costi un caso politico, allora facciamolo fino in fondo. Cominciamo col dire che il corpo delle donne non è a disposizione della politica. Continuiamo sottolineando che non serve a nulla fare dichiarazioni prive di significato l’8 marzo, se non c’è rispetto in tutti gli altri giorni dell’anno.

E concludo: non c’è nulla di male nel chiedere scusa, per la sceneggiata che avete messo in piedi e che ora tentate di difendere rigirando la frittata, forse per cercare di raccogliere qualche voto in vista delle elezioni, colpendo me, ma mandando un segnale a tutte le persone che vi leggono. Un brutto, bruttissimo segnale, che dimostra che di strada sui temi di conciliazione e parità ce n’è da fare, e anche parecchia.

Queste sono le ultime parole che scrivo, qui, sulla vicenda: il vostro comportamento non ne merita altre. Ringrazio profondamente chi mi ha mostrato e continua a mostrarmi solidarietà in questa vicenda: dimostra che la politica, così come la vita in tutti i suoi aspetti, è fondamentale che rimanga innanzitutto umana. 

Anna Fornili, consigliera regionale del Pd