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Crisi energetica e guerra, allarme di Lapam: “Scenario incerto per le imprese”
Lo stretto di Hormuz

A Reggio Emilia oltre 11mila aziende artigiane colpite dal caro energia e dall’aumento delle materie prime. Mazzini: “Senza certezze si fermano investimenti e programmazione”

REGGIO EMILIA – Le prospettive per il futuro a breve “ci restituiscono uno scenario incerto. Non è possibile prevedere la durata del conflitto ed è necessario tenere in considerazione che, anche in caso di interruzione delle ostilità, serviranno mesi per rendere nuovamente operative le infrastrutture di estrazione dei paesi del Golfo”.

Così Daniele Mazzini, presidente di Lapam-Confartigianato nei territori di Reggio Emilia e Modena, dopo l’ultimo aggiornamento degli scenari Prometeia elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna, da cui emerge che nel 2026 l’Emilia-Romagna è la prima regione italiana per crescita del pil, con un +0,6%, anche se “la preoccupazione ad oggi rimane, visto che le imprese non possono avere una visione e sono costrette a vivere in un clima di totale incertezza che penalizza gli investimenti e la programmazione”, rimarcano dall’associazione artigiana.

Lapam puntualizza che, caro carburante a parte, la crisi energetica innescata dal conflitto, unita alle tensioni sui prezzi di alcune commodities non energetiche, sta determinando “una gelata sulla produzione manifatturiera. Nei settori manifatturieri maggiormente ‘energy intensive’ si contano nella provincia di Reggio Emilia 711 imprese artigiane maggiormente esposte alla crisi energetica”.

A queste si aggiungono 1.200 imprese della meccanica e quasi 8.000 imprese delle costruzioni che risentono dell’incremento dei prezzi di materie prime come metalli e minerali. “Un mix velenoso”, quindi, per 11 mila imprese artigiane in provincia, pari a oltre la metà (63,7%) dell’artigianato territoriale impattato dalla crisi. Gli stessi numeri, in sostanza, valgono per il contesto modenese. In provincia di Modena si contano 928 imprese artigiane più esposte alla crisi energetica. Si aggiungono 1.500 imprese della meccanica e oltre 7.000 delle costruzioni.