Economia
|Scontro tra Fit Cisl e Seta: “Bloccato il referendum degli autisti”
Il segretario Aldo Cosenza attacca l’ad Riccardo Roat: “Atto intimidatorio, pronti a denunciare comportamento antisindacale”. Sullo sfondo il nodo del premio di risultato e il ruolo dei soci pubblici. La replica di Seta: “Nessun diktat”
REGGIO EMILIA – “Se Seta non permetterà di svolgere la consultazione del 21 aprile, Fit Cisl avvierà tutte le azioni di tutela, ivi compresa una denuncia per comportamento antisindacale”.
È durissima la reazione della Fit Cisl Emilia-Romagna e del suo leader Aldo Cosenza contro il diktat dell’amministratore delegato di Seta, Riccardo Roat, il manager proveniente da Tper che il 16 aprile avrebbe, secondo il sindacato, avrebbe mandato un messaggio chiarissimo: quel referendum non s’ha da fare. Scrive la Cisl: “Seta ha deciso di bloccare il referendum consultivo degli autisti di Modena, Piacenza e Reggio Emilia contro la recente modifica del premio di risultato. Una stretta con effetto brutale: basta un solo incidente, anche con un danno di 1 euro, per perdere il 40% del premio, che vale circa 800 euro l’anno. Per un episodio minimo un autista rischia di vedersi sfilare 320 euro”.
Nella lettera inviata ieri all’azienda, Cosenza smonta la linea di Seta e denuncia un’operazione precisa: impedire ai lavoratori di parlare, forzando perfino le norme pur di fermare un voto che l’azienda teme. La Fit Cisl chiarisce, infatti, che “non ha indetto un referendum confermativo/abrogativo o ratificatorio ai sensi del Testo Unico sulla Rappresentanza”, ma un referendum “di natura consultiva”, finalizzata a consentire agli autisti di esprimere liberamente il proprio giudizio su una modifica che pesa sul salario e sulle condizioni di lavoro.
È qui che, per il sindacato, emerge tutta la paura di Seta. L’azienda ha sbagliato la norma con la quale tentare di bloccare il referendum, ha negato sale e spazi da adibire ai seggi, ha pesantemente scelto di “negare, delegittimare o screditare una consultazione sindacale”.
La replica di Cosenza è durissima anche sul tono di Roat. Il segretario generale regionale scrive che il linguaggio aziendale appare “potenzialmente ritorsivo ed intimidatorio” e respinge ogni tentativo di dipingere il referendum come un problema per il servizio pubblico. La consultazione, ricorda la Fit Cisl, “non è uno sciopero”: non nasce per creare tensioni, ma per dare voce ai lavoratori in forma ordinata e democratica. Il sindacato non molla: l’azienda deve mettere a disposizione le sale per il 21 aprile. “Vi diffidiamo dal porre in essere comportamenti o pressioni suscettibili di limitare o delegittimare l’attività sindacale”, ha scritto Cosenza, avvertendo che in caso contrario scatteranno le azioni per condotta antisindacale.
UN PROBLEMA PER I SOCI PUBBLICI
Il punto politico è enorme per due ragioni, spiega Gaetano Capozza, segretario della Fit reggiana. La prima: mentre gli autisti sono schiacciati da carenza di personale, turni pesanti e straordinari, Seta sceglie di colpire chi è più esposto allo stress, trasformando il premio in una penalità che scatta dal primo sinistro. Ecco perché il sindacato ha parlato di “tassa sulla stanchezza”. La seconda: Seta oggi è diventata un’azienda pubblica che nega la democrazia sindacale. “È un problema gravissimo che chiama in causa i soci locali (i Comuni reggiani e la Provincia) e i soci regionali, azionisti e proprietari di Tper, azienda di cui Roat è un manager. Torna in campo l’assoluta necessità di trasparenza, sollevata più volte dalla magistratura contabile”.
Il messaggio della Fit Cisl, locale e regionale, è semplice e potentissimo: Seta può difendere le proprie scelte, ma non può togliere la parola agli autisti. “Perché quando un’azienda arriva ad avere paura perfino di una consultazione, il punto non è più il voto. Il punto è che teme la verità che da quel voto può uscire”.
La replica di Seta: “Nessun diktat”
In riferimento alle dichiarazioni inviate alla stampa da parte della FIT-CISL, Seta non emette nessun diktat e non intente ostacolare alcuna iniziativa sindacale. L’azienda ha inviato a FIT-CISL una comunicazione finalizzata a fare chiarezza in ordine alla consultazione referendaria indetta solo dalla stessa sigla sindacale, che non ha la base giuridica legata a una procedura referendaria ufficiale e concordata e pertanto non consente, nel rispetto della normativa GDPR, di fornire elenchi del personale né altri dati aziendali. La Fit-Cisl è naturalmente libera di condurre le proprie iniziative, ma gli obblighi aziendali sono definiti nell’ambito del quadro normativo esistente. Riguardo al contenuto dell’accordo per la revisione dell’obiettivo B.6 del premio di risultato (componente variabile premiale della retribuzione), e al contesto di discussione di questi mesi, si ribadisce la posizione già espressa.

