L’associazione: “Se i prezzi di marzo dovessero consolidarsi, la bolletta annuale per le aziende salirebbe di 115 milioni”
REGGIO EMILIA – “Se i prezzi dell’energia di marzo 2026 dovessero consolidarsi, la bolletta annuale dell’industria reggiana peserebbe oltre 115 milioni di euro in più rispetto a quanto le imprese avrebbero pagato avendo come riferimento i prezzi di febbraio”.
Lo afferma una simulazione realizzata da Confindustria Reggio Emilia, secondo cui la cifra “fotografa con precisione la vulnerabilità del sistema produttivo locale di fronte alla volatilità dei mercati energetici”. Il vicepresidente dell’associazione Savino Gazza, sottolinea infatti come “questi numeri non descrivono un aumento fisiologico dei costi di produzione, ma un’instabilità strutturale che impedisce alle imprese di programmare investimenti, stipulare contratti e competere ad armi pari sui mercati internazionali”.
Dunque “ogni fiammata dei prezzi erode margini già compressi dalla concorrenza globale”. La preoccupazione degli industriali reggiani non riguarda poi solo l’aumento dei costi, ma soprattutto la loro imprevedibilità.
“Le aziende – spiega Confindustria – fanno fatica ad assorbire il salto di quasi il 50% del prezzo del gas con i contratti già in corso, e non possono trasferirlo subito sui prezzi di vendita. Il rischio è concreto: molte imprese potrebbero andare in perdita su ordini già acquisiti. Tra le misure chieste al Governo, dunque, “la revisione del meccanismo di formazione del Pun, che lega eccessivamente il prezzo dell’elettricità alla quotazione del gas”, il rafforzamento dei sostegni alle imprese energivore e la semplificazione degli iter autorizzativi per gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili.
“L’indipendenza energetica europea non è solo una questione geopolitica. È la condizione necessaria perché la nostra industria abbia un futuro competitivo”, conclude Gazza.

