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Reggiana, una vergogna contro il Pescara: ora la C è a un passo

I granata vengono dominati dagli abruzzesi che vincono 3-1 al Mapei. Contestati squadra, Fracchiolla e Salerno che devono lasciare lo stadio scortati dalla polizia

REGGIO EMILIA – La Reggiana lascia l’arena sconfitta e senza respiro: 1 – 3 contro il Pescara, ultimo in classifica a 30 punti e a quattro dalla zona play-out. Ogni certezza si dissolve, e il campionato si apre davanti agli occhi di tutti come un abisso inesorabile. Quella che fino a ieri sembrava una stagione ancora aperta a speranze e rinascite ora mostra la sua cruda realtà: una corsa contro il tempo in cui ogni passo può decidere salvezza o caduta. Con cinque giornate alla fine, la Reggiana cammina sul filo sottile del proprio destino: fragile, smarrita, avvolta dall’angoscia.

Al termine del match, l’incontro vis-à-vis tra squadra e tifosi diviene un momento di tensione e confronto: occhi negli occhi, parole e gesti carichi di frustrazione, mentre la delusione si stende come un’ombra sulla città. In sala stampa, il traghettatore Bisoli ammette con sincerità: “La responsabilità è mia. La squadra ha espresso il suo meglio solo per trenta minuti, forse li ho caricati troppo e alcuni erano già stanchi. Non siamo riusciti a vincere perché le gambe non rispondevano. Ho fatto un patto con loro: l’obiettivo ora è raggiungere i play-out”.

Circa trecento tifosi granata, delusi dalla prestazione della squadra, hanno contestato il direttore sportivo Fracchiolla e il presidente Salerno. I dirigenti e la squadra hanno dovuti lasciare lo stadio scortati dalla polizia (foto Bucaria).

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Primo tempo

La gara prende forma come un racconto sospeso, carico di tensione e promesse incerte, dove ogni gesto pare anticipare un destino ancora velato. Il Pescara avanza con passo sicuro, quasi solenne, e fin dai primi scambi si percepisce un’energia favorevole, un filo invisibile che ne guida le trame. Olzer libera un destro vigoroso, fiero ma centrale: Micai, sentinella attenta, lo contiene in due tempi, primo baluardo di una retroguardia subito chiamata a resistere. A bordo campo, Bisoli si agita instancabile, figura vigile e incessante, un direttore che con gesti e richiami tenta di ricomporre ordine e disciplina. Ma la Reggiana appare fragile, attraversata da esitazioni. Un traversone tagliente di Olzer squarcia l’area con precisione chirurgica, mentre Insigne accarezza il palo con un tiro che sa di avvertimento, preludio di qualcosa di più grave. I granata provano a reagire, accennano una risposta che però si perde tra le maglie ordinate degli avversari. Il Pescara costruisce con lucidità, governa il ritmo con eleganza, imponendo la propria volontà con crescente autorità. Al ventunesimo, la partita trova il suo primo squarcio decisivo. Su calcio piazzato, Olzer disegna una traiettoria ingannevole, sottile e precisa: la barriera si disunisce per un istante fatale, Micai arriva con un respiro di ritardo. Il pallone, beffardo, si infila in rete. È il vantaggio biancazzurro, ed è un colpo che pesa come un macigno. Da quel momento, il confronto si trasforma in un lungo assedio. Gli abruzzesi si muovono con armonia, quasi danzando sul campo, e sfiorano più volte il raddoppio: Micai si supera con un intervento prodigioso su Insigne, poi è la traversa, colpita da Brugman, a vibrare con un suono secco e metallico, sospendendo il respiro dello stadio. Sugli spalti, intanto, la tensione si muta in esasperazione. I tifosi della Reggiana non trattengono più il proprio disappunto: fischi, grida, parole amare si riversano sul campo. Il ‘Città del Tricolore’ si trasfigura in un’arena inquieta, dove la delusione brucia e la pazienza si è ormai dissolta. Così si consuma una frazione intensa, attraversata da emozioni contrastanti: da una parte un Pescara brillante e padrone del gioco, dall’altra una Reggiana smarrita, chiamata a ritrovare sè stessa, orgoglio e coraggio, per riaprire una contesa che, per ora, sembra scivolare lontano.

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Secondo tempo

All’inizio della ripresa, il plotone emiliano si anima di volti nuovi, come un vento di speranza che tenta di sollevare una squadra appesantita. Ma il Pescara non concede respiro: al cinquantesimo, uno scambio fulmineo tra Olzer e Insigne si trasforma in pura magia, con quest’ultimo che, in mezza scivolata, trova l’incrocio dei pali con il piede destro, firmando il raddoppio e tingendo il campo di frustrazione granata. Sugli spalti, i gruppi organizzati ‘Teste Quadre’ e ‘Gruppo Vandelli’ rendono omaggio a Gianluca Cherubini, ex giocatore granata recentemente scomparso, con lo striscione: “Ciao Gianluca, fai buon viaggio”. Un ricordo che vibra tra le gradinate, tra le voci dei tifosi e il silenzio dei pensieri, dolce e amaro insieme. Al sessantaduesimo, uno scontro in velocità tra Bozhanaj e Olzer in piena area pesarese fa fremere lo stadio: il direttore di gara indica il dischetto, ma l’occhio del VAR interviene, correggendo e annullando il rigore, come un respiro trattenuto che torna lento. Sei minuti più tardi, al sessantottesimo, Libutti serve Gondo (subentrato a Fumagalli), che a sua volta offre l’assist a Lambourde (entrato per Rover); il terminale offensivo emiliano trafigge Saio, ridando fiato e speranza alla squadra e ai propri supporters. Provvidenziale è poi Lusuardi, che devia con l’arto inferiore un tiro di Insigne destinato al gol, un gesto che sembra sospendere il tempo. La partita si accende, la Reggiana ritrova coraggio e slancio, ma sul finale Meazzi (entrato per Valzania) trasforma in oro l’assist di Di Nardo, spegnendo ogni illusione granata. ‘Curva Sud’ e ‘Distinti’ iniziano a svuotarsi: i tifosi, stanchi e rassegnati, abbandonano lo stadio, consapevoli di una fine già scritta. Cinque giornate alla conclusione, e l’incubo Serie C non è più un’ombra: è realtà tangibile, inesorabile, un abisso che si staglia davanti agli occhi di tutti.

Il tabellino

A.C. REGGIANA 1919 – PESCARA CALCIO 1936: 1 – 3

Marcatori: 21’ Olzer (P), 50’ Insigne (P), 68’ Lambourde (R), 89’ Meazzi (P).

A.C. REGGIANA 1919 (4-2-3-1): Micai; Papetti (dal 46’ Tripaldelli), Vicari (dal 79’ Bertagnoli), Lusuardi, Libutti; Belardinelli, Charlys (dal 54’ Reinhart); Rover (dal 46’ Lambourde), Portanova, Bozhanaj; Fumagalli (dal 46’ Gondo). A disposizione: Seculin, Cardinali, Quaranta, Bonetti, Marcon, Mendicino, Vallarelli. Allenatore: Pierpaolo Bisoli.

PESCARA CALCIO 1936(4-3-2-1): Saio; Capellini, Altare (dal 79’ Gravillon), Bettella, Letizia (dal 79’ Corbo); Valzania (dal 79’ Meazzi), Brugman, Caligara (dal 66’ Berardi); Olzer, Insigne (dal 89’ Russo); Di Nardo. A disposizione: Brondbo, Profeta, Brandes, D’Errico. Allenatore: Giorgio Gorgone.

Arbitro: Livio Marinelli sez. di Tivoli (Assistenti: Luigi Rossi sez. di Rovigo, Marco Ricci sez. di Firenze. IV Ufficiale: Giuseppe Collu sez. di Cagliari. VAR: Niccolò Baroni sez. di Firenze. AVAR: Rodolfo Di Vuolo sez. di Castellammare di Stabia).

Note – Espulso: Tripaldelli, entrato in campo al posto di Papetti, per offese rivolte al direttore di gara. Ammoniti: Insigne, Berardi, Gravillon Angoli: 2 – 3. Recupero: 1’ pt. – 6’ st.