Sotto di un uomo nel finale, i granata sfiorano il colpaccio ma vengono fermati da fuorigioco e tecnologia. Angelini: “Siamo ancora in ballo e balliamo”
REGGIO EMILIA – “Una squadra, una città… la storia!”: parole scolpite su uno striscione che veglia la Curva Sud, manifesto d’anima e destino per la Reggiana. Sotto il sole maturo di fine aprile, i granata combattono con fierezza contro il Palermo, guidato dal suo traghettatore, l’ex campione del mondo Filippo Inzaghi. È sfida densa di orgoglio, di nervi e di memoria. E quando il tempo si assottiglia negli ultimi dieci minuti, la Reggiana resta in inferiorità numerica, stretta tra fatica e coraggio, mentre il destino, freddo e inflessibile, le sottrae il trionfo: prima il VAR, poi la bandierina del guardalinee, a spegnere ciò che già ardeva di gioia (Foto Bucaria).
Il triplice fischio suggella l’equilibrio: 1 – 1, cifra di una battaglia aspra e irrisolta, dove nessuno piega davvero l’altro. Eppure, tra le pieghe di questa beffa, non si consuma la resa. Perché la parola fine non appartiene a chi lotta. Nelle vene granata continua a scorrere la fiamma, viva e ostinata: la fiaccola della Serie B arde ancora, e illumina la strada di chi non smette di credere. In sala stampa Giuseppe Angelini (assistente di mister Bisoli) afferma: “Un buon punto. Potevamo anche vincere. La partita l’abbiamo preparata con attenzione. Siamo ancora in ballo e balliamo!”. La Reggiana, attualmente, è penultima a pari punti, 34, con Bari e Pescara.
Primo tempo
La Reggiana, orfana del proprio mentore Pierpaolo Bisoli, fermato dalla squalifica rimediata nella precedente contesa contro il Padova, affida il timone della battaglia al suo fido vice, Giuseppe Angelini. Fin dalle prime battute, il match si dipana come uno spartito acceso, vibrante, in cui ogni nota è un contrasto, ogni accordo sfiora il limite della sanzione disciplinare. E infatti, al minuto undici, il primo squillo: Lambourde, lanciato sulla corsia di destra come un destriero in fuga, viene falciato da Palumbo. Il direttore di gara non esita: giallo inevitabile, inciso come monito nella pietra della partita. Il ritmo non concede tregua. Poco dopo, Vicari si erge a baluardo, salvando sulla linea il destino granata dall’assalto avversario. Ma il calcio, si sa, è arte di equilibri fugaci: sul capovolgimento di fronte, Gondo si presenta solo al cospetto di Joronen, tentando un pallonetto che vorrebbe essere carezza e invece si dissolve oltre la traversa.
Un errore che pesa come un macigno, perchè certe occasioni, in simili contese, non ammettono redenzione. Si annota poi il legno colpito da Pohjanpalo, ma la gioia resta sospesa, strozzata dalla bandierina del guardalinee che segnala il fuorigioco di Segre: un grido rimasto in gola, un’illusione spezzata sul nascere. Al ventunesimo minuto, però, la partita trova il suo primo vero squarcio poetico: Lambourde, imbeccato con precisione chirurgica da Portanova, lacera la retroguardia avversaria e trafigge l’estremo difensore con un fendete letale. È il gol del vantaggio, un lampo che incendia il cuore granata. Ma il destino, capriccioso e beffardo, ristabilisce presto l’equilibrio. Nove minuti più tardi, Pierozzi disegna un traversone perfetto, una traiettoria quasi calligrafica, che Palumbo trasforma in oro con una rifinitura angolata e precisa: la rete del pareggio. L’esultanza, tuttavia, si tinge di tensione: Palumbo provoca la Curva Sud reggiana, accendendo un battibecco che fa ribollire gli spalti.

Nel crepuscolo del primo tempo, ancora Pohjanpalo prova a lasciare il segno, ma la sua conclusione si perde alta sopra la traversa, come un verso incompiuto. Si chiude così, sull’1 – 1, il primo atto di questa contesa: un equilibrio scolpito nella fatica e nella volontà. Da una parte, la fisicità imponente del Palermo; dall’altra, la risposta della Reggiana, che al vigore oppone mente e cuore. E sugli spalti, i sostenitori granata si fanno coro e coreografia, anima e respiro: sciarpe levate al cielo, voci che si intrecciano in un canto degno di categorie superiori. Uno spettacolo nello spettacolo, cornice di una battaglia che ha già il sapore dell’epica.
Secondo tempo
“Che bello è, quando esco di casa, per andare allo stadio, a tifare la Reggiana”: un canto semplice, eppure solenne, che si leva come incenso dagli spalti e avvolge ogni gesto della Reggiana. A esso risponde, fiera e cromatica, la voce del Palermo, che accende il cielo di fumogeni rosa, colore identitario e orgoglioso. In campo, le due schiere si studiano come eserciti antichi: proteggono gli spazi, temono la ferita improvvisa, si muovono con cautela e tensione. Il tempo scorre, le emozioni ondeggiano come fiaccole al vento, finchè all’ottantatreesimo minuto il destino incide il suo segno: Papetti interviene con eccessiva foga su Johnsen (subentrato a Segre).
Il giudizio iniziale pare indulgente, ma il responso del VAR è inappellabile: espulsione. E ancora il VAR, severo custode della verità, si erge protagonista poco dopo, negando a Rover l’urlo della gioia: l’assist di Girma è macchiato dal fuorigioco. Lo stesso Girma (che ha rilevato Gondo), quasi perseguitato da un fato avverso, trova la via della rete, ma la bandierina del guardalinee recide nuovamente l’illusione. Così, tra speranze spezzate e battiti sospesi, giunge il triplice fischio, sentenza definitiva di una contesa aspra e combattuta. Resta, più forte del risultato, la voce del popolo granata che non conosce resa: “Forza ragazzi, dovete lottare!”

Il tabellino
A.C. REGGIANA 1919 – PALERMO F.C.: 1 – 1
Marcatori: 21’ Lambourde (R), 30’ Palumbo (P).
A.C. REGGIANA 1919 (4-3-3): Micai; Papetti, Vicari, Lusuardi, Bonetti; Belardinelli (dal 94’ Charlys), Reinhart (dal 46’ Bertagnoli), Portanova; Lambourde (dal 88’ Rover), Gondo (dal 74’ Girma), Bozhanaj (dal 46’ Tripaldelli). A disposizione: Seculin, Cardinali, Quaranta, Vallarelli, Pinelli, Fumagalli, Novakovich. Allenatore: Giuseppe Angelini.
PALERMO F.C. (3-5-2): Joronen; Pierozzi, Peda, Ceccaroni (dal 84’ Gyasi); Rui Modesto (dal 75’ Vasic), Segre (dal 66’ Johnsen), Ranocchia, Palumbo, Augello; Le Douaron (dal 75’ Corona), Pohjanpalo. A disposizione: Gomis, Di Bartolo, Bereszynski, Bani, Magnani, Veroli, Blin, Giovane. Allenatore: Filippo Inzaghi.
Arbitro: Ermanno Feliciani sez. di Teramo (Assistenti: Alessandro Cipressa sez. di Lecce, Thomas Minutti sez. di Maniago. IV Ufficiale: Davide Di Marco sez. di Ciampino. VAR: Luigi Nasca sez. di Bari. AVAR: Marco Serra sez. di Torino).
Note – Espulso: Papetti. Ammoniti: Palumbo, Micai (per lingua troppo lunga), Lusuardi, Rover. Angoli: 2 – 7. Recupero: 4’ pt – 7’ st.

