Protesta simbolica alla vigilia della Liberazione: accuse al governo da parte degli occupanti. Dura replica dei giovani di Fdi “Atto arrogante che limita il diritto allo studio”
REGGIO EMILIA – Questa mattina un gruppo di studenti ha bloccato simbolicamente, per un’ora, l’ingresso della sede centrale del liceo Moro dando vita a un’azione di protesta organizzata dal coordinamento Rabun e dal collettivo d’istituto. Una mobilitazione che, nelle intenzioni dei promotori, si inserisce nel solco delle iniziative legate alla memoria della Liberazione dal nazifascismo e che punta a denunciare, spiegano gli studenti, una presunta “deriva autoritaria” del governo nazionale.
Va detto che, comunque, gli studenti potevano entrare dalle porte laterali per cui non si è stata una occupazione vera e propria. Inoltre, dopo la prima ora, scattava il monte ore e quindi non c’erano lezioni.
Secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, il gesto avrebbe voluto richiamare l’attenzione su alcune recenti proposte politiche, tra cui quella avanzata dalla Lega in materia di contrasto ai movimenti antifascisti, giudicata dai manifestanti come un tentativo di criminalizzare il dissenso. Nel mirino anche le politiche del governo, accusato di limitare gli spazi di partecipazione e confronto, e le iniziative contro alcune realtà sociali italiane, dai centri sociali storici fino a esperienze locali come Lab Aq16.
Gli studenti rivendicano inoltre la necessità di “riappropriarsi degli spazi scolastici”, chiedendo l’assegnazione di un’aula destinata ad attività autogestite e momenti di discussione. “Le scuole devono restare luoghi di partecipazione attiva e antifascista”, è il messaggio rilanciato dai promotori della protesta.
Di segno opposto la lettura della Gioventù Nazionale, organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, che condanna con fermezza l’iniziativa. “Bloccare una scuola non è un gesto simbolico, ma un atto che impedisce ad altri studenti di esercitare il proprio diritto allo studio”, affermano i giovani del partito, parlando di un episodio che dimostrerebbe “una concezione distorta della libertà”.
Nel loro intervento, gli esponenti di Gioventù Nazionale respingono anche le accuse di autoritarismo rivolte al governo, definendole “propaganda” e ribadendo come l’azione dell’esecutivo sia orientata al rispetto delle regole. Nel mirino finiscono anche alcune realtà sociali citate dagli studenti: “Non si tratta di spazi sottratti, ma di immobili occupati illegalmente da anni”, sostengono, difendendo l’operato del governo Meloni nel contrasto alle occupazioni abusive.
Non manca poi una critica alla politica locale: secondo i giovani di Fratelli d’Italia, una parte della sinistra avrebbe a lungo tollerato queste situazioni, contribuendo a legittimarle. “Oggi le regole valgono per tutti”, concludono, ribadendo che la scuola “deve rimanere un luogo di studio e non di occupazione politica”.

