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La Cisl: “Hellwatt Festival, chi paga l’evento?”

La segretaria Papaleo: “Trasparenza su chi finanzia il festival e sui valori che rappresenta”. Tarquini (Reggio Civica): “A rischio l’identità morale della città”. De Lucia: “Antifascisti a intermittenza”

REGGIO EMILIA – Non è solo una questione musicale, né soltanto culturale. Attorno all’Hellwatt Festival, che si terrà in luglio alla Rcf Arena, si sta aprendo un fronte che intreccia valori, politica e soprattutto una domanda sempre più insistente: chi paga davvero questo evento?

A sollevare il tema è Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl Emilia Centrale, che interviene mentre nel Regno Unito esplode il caso legato ai concerti del rapper Kanye West (Ye), a cui il governo britannico ha negato il visto dopo le note polemiche per dichiarazioni antisemite. Una decisione che arriva dopo lo stop anche da parte delle istituzioni locali londinesi e il ritiro di importanti sponsor.

“Ciò che disse l’Anpi di Reggio Emilia era sacrosanto – afferma Papaleo –. La cultura non può essere neutra quando entra in conflitto con i valori dell’antifascismo, della solidarietà e del rispetto della dignità umana”. Mentre a Londra il primo ministro Keir Starmer e il sindaco Sadiq Khan prendono posizione, a Reggio Emilia, per ora, gli appelli di Anpi e di altre forze politiche sono caduti nel vuoto.

Ye ha dichiarato di essere cambiato e di voler promuovere messaggi di pace, arrivando a proporre un incontro con la comunità ebraica. Una disponibilità che, secondo la Cisl, dovrebbe tradursi in un confronto concreto anche in Italia: “Sarebbe l’unico modo per dimostrare che un cattivo maestro può diventare un ambasciatore positivo”.

Ma è sul piano economico che la polemica si fa più concreta. L’Hellwatt Festival viene descritto come un evento da decine di milioni di euro. I numeri circolati, secondo la Cisl, parlano chiaro: “Kanye West: fino a 8 milioni di dollari (stime più recenti tra 1,2 e 1,5 milioni), Travis Scott: tra 2,5 e 6 milioni e Swedish House Mafia: tra 700 mila e oltre 1 milione”.

Nel frattempo, nel Regno Unito diversi grandi marchi – tra cui Pepsi e PayPal – starebbero ritirando il proprio sostegno ad eventi collegati, segno di quanto il tema reputazionale pesi anche sul business. Da qui le domande della Cisl: “Chi finanzia il festival? chi paga i cachet? quali ricadute occupazionali e con quali garanzie? Il Comune di Reggio Emilia non è organizzatore diretto, ma ha sostenuto la presentazione ufficiale dell’evento”.

“Proprio per questo – conclude la Papaleo – chiediamo che venga fatta chiarezza e che la città sia coinvolta nella comprensione della portata economica dell’operazione”.

Ancora più duro il tono dei consiglieri comunali Carmine Migale e Giovanni Tarquini (Lista civica per Reggio Emilia), che attaccano la scelta di ospitare l’artista.

“Il governo britannico nega il visto a Kanye West, noi invece gli stendiamo il tappeto rosso”, affermano in una nota polemica. Ironizzano su una città pronta ad accogliere fan e disagi, fino a immaginare una “cerimonia in pompa magna” al Teatro Valli. Il punto, secondo l’opposizione, è identitario: “Quando l’artista diventa megafono di ideologie che la nostra città ha contribuito a sconfiggere col sangue, l’accoglienza non è più apertura: è amnesia”.

Sulla vicenda interviene anche il consigliere comunale di Coalizione civica, Dario De Lucia, che scrive: “Non si può essere antifascisti a intermittenza. Serve coerenza su Kanye West. Con i soldi di mezzo c’è chi smette di essere antifascista”.

Nonostante le critiche, la Cisl chiarisce di non voler ostacolare l’evento: “Tutta Reggio tifa perché Hellwatt sia un successo”. La musica e l’arte, viene sottolineato, restano strumenti potenti. Dice la Cisl: “Ma il sostegno passa da una condizione: trasparenza totale. Perché, se il festival avrà successo, porterà benefici anche alla città. Ma senza risposte chiare su finanziamenti, costi e impatti, il rischio è che il dibattito resti bloccato tra entusiasmo e diffidenza”.

E la domanda iniziale resta lì, ancora senza una risposta definitiva: chi sta davvero pagando Hellwatt Festival?