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Iran, Trump: “Sto seriamente valutando l’uscita dalla Nato”

Il presidente Usa: “Teheran ci ha chiesto un cessate il fuoco, ci sarà solo quando riapriranno Hormuz”

ROMA – ll presidente degli Stati uniti Donald Trump aggiorna ancora la timeline sulla fine del conflitto in Medio Oriente, annunciandone la conclusione tra 2-3 settimane. Ma soprattutto anticipa in una intervista al quotidiano inglese The Telegraph il divorzio degli Stati uniti dalla Nato, seguendo così il monito lanciato poche ore prima dal suo vice Marco Rubio per gli alleati che non hanno risposto alla chiamata a forzare lo stretto di Hormuz. Per tutta risposta, il premier del Regno Unito Starmer annuncia un vertice entro la settimana di 35 Paesi per discutere “tutte le misure diplomatiche e politiche possibili” per la riapertura dello Stretto.

ORE 14.55 – TRUMP: CESSATE FUOCO QUANDO STRETTO HORMUZ SARÀ APERTO

“Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco!”. Lo scrive il presidente Usa Donald Trump su Truth. A un eventuale cessate il fuoco “ci penseremo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, continueremo ad annientare l’Iran o, come si dice, a riportarlo all’età della pietra!!!”.

13.00 – IRAN: “LO STRETTO DI HORMUZ RIAPRIRÀ, MA NON PER GLI USA”

“Trump ha finalmente realizzato il suo sogno di ‘cambio di regime’, ma nel regime marittimo della regione. Lo Stretto di Hormuz si aprirà sicuramente, ma non per voi”. Così scrive il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi in un post su X in cui si rivolge agli Stati uniti. Lo Stretto sarà riaperto invece “per coloro che si attengono alle nuove leggi della Repubblica Islamica dell’Iran- prosegue- L’era dell’ospitalità, durata 47 anni, è giunta al termine”. Il riferimento è alla nuova normativa approvata nei giorni scorsi dal Parlamento di Teheran che ha previsto l’introduzione di un pedaggio per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz.

12.10 – STARMER: “PRONTI A OSPITARE UNA RIUNIONE ENTRO LA SETTIMANA SULLO STRETTO DI HORMUZ” CON 35 PAESI PARTNER

il premier del Regno Unito Keir Starmer ha parlato in conferenza stampa e annunciato che entro la settimana si terrà un vertice in Regno Unito per discutere della riapertura dello Stretto di Hormuz. “Il Regno Unito ha ora riunito 35 nazioni attorno alla nostra dichiarazione d’intenti per promuovere congiuntamente la sicurezza marittima nel Golfo”, ha spiegato, come riporta “The Guardian”. “E oggi posso annunciare- ha proseguito- che, nel corso di questa settimana, il Ministro degli Esteri ospiterà un incontro che riunirà per la prima volta queste nazioni, durante il quale valuteremo tutte le misure diplomatiche e politiche praticabili che possiamo adottare per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi bloccati e riprendere la circolazione di beni vitali”.

L’incontro con i giornalisti è anche l’occasione di rispondere alle domande sulle ultime affermazioni di Donald Trump e il suo attacco alla Nato. “Innanzitutto, la NATO è l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto. E ci ha tenuti al sicuro per molti decenni. E noi siamo pienamente impegnati nella NATO”, ha voluto puntualizzare. “In secondo luogo, a prescindere dalle pressioni su di me e sugli altri, a prescindere dal clamore, agirò sempre nell’interesse nazionale britannico in tutte le decisioni che prenderò- ha proseguito- Ed è per questo che sono stato assolutamente chiaro sul fatto che questa non è la nostra guerra e che non ci faremo trascinare in essa“. Non solo: di fronte al divorzio annunciato degli Usa alla Nato, Starmer ha voluto tendere una mano decisa verso l’Europa. “Sono altrettanto convinto che, quando si tratta di difesa, sicurezza e del nostro futuro economico, dobbiamo avere legami più stretti con l’Europa“, ha infatti voluto evidenziare, anticipando che nelle prossime settimane un nuovo vertice con i partner dell’Ue in cui “posso assicurarvi che il Regno Unito non si limiterà a ratificare gli impegni già presi al vertice dello scorso anno”.

12.00 – MO. LIBANO, IL CONSIGLIO SICUREZZA ONU CHIEDE RISPETTO CESSATE FUOCO

Forte condanna al Consiglio di sicurezza delle Nazione Unite è stata espressa per l’escalation del conflitto in Libano, dove tra domenica e lunedì sono stati uccisi tre caschi blu della missione di interposizione Unifil, attiva nel sud del Paese e che ha annunciato un’indagine per fare luce sulle responsabilità. I membri dell’organismo hanno ribadito inoltre la necessità di far prevalere la diplomazia alle armi, tornando a rispettare il cessate il fuoco stretto tra le parti nel novembre 2024.

Forte la chiamata dall’ambasciatore cinese all’Onu Sul Lei alla responsabilità della “comunità internazionale, che deve intervenire per evitare che si ripeta la tragedia di Gaza”. Parole rivolte sia al gruppo Hezbollah che a Israele, impegnati in un nuovo confronto armato dallo scorso primo marzo. L’ambasciatore Lei ha inoltre chiesto con forza che “Israele ritiri le sue forze dal Libano e rispetti la sua sovranità e integrità territoriale e la stabilità della regione”. Ha poi condannato l’uccisione dei caschi blu, ricordando che “ogni attacco è una violazione al diritto internazionale e alla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.

La seduta del Consiglio, convocata d’urgenza dalla Francia, si è tenuta a poche ore dall’annuncio del governo israeliano di voler occupare a tempo indefinito la regione meridionale del Libano fino al fiume Litani, una volta concluso il conflitto con Hezbollah, per esigenze di sicurezza. Lo ha detto il ministro della Difesa Israel Katz, aggiungendo che le case e gli edifici “saranno distrutti e sarà impedito alla popolazione di tornare”.

Al Consiglio di sicurezza hanno preso parte anche rappresentanti di Indonesia – il Paese che ha registrato la morte dei tre Caschi blu – Israele e Libano. La Francia, tramite l’ambasciatore Jérôme Bonnafont, ha ribadito l’appello alla de-escalation, che ha denunciato “il comportamento aggressivo dimostrato dall’esercito israeliano, fino ad atti di intimidazione che hanno riguardato anche il personale francese: la Francia condanna ogni minaccia diretta al personale di Unifil”.
L’ambasciatore israeliano Danny Danon ha respinto le accuse di responsabilità nella morte dei tre peacekeepers, sostenendo che gli incidenti siano da attribuire al gruppo filo-iraniano Hezbollah. In particolare, “per quanto riguarda l’attacco avvenuto lunedì 30 marzo, possiamo confermare che le forze Unifil sono state colpite da ordigni esplosivi di Hezbollah in un incidente avvenuto nei pressi di Bani Haniyah, nel Libano meridionale”. L’Indonesia ha però respinto tale versione: “Chiediamo un’indagine da parte delle Nazioni Unite, non scuse da parte di Israele. Chiediamo che il Consiglio di Sicurezza si tenga aggiornato sull’indagine e che dia seguito immediatamente ai risultati” ha detto l’ambasciatore Umar Hadi, chiedendo “fine all’impunità”.Quanto al rappresentante del Libano, Ahmad Arafa, ha avvertito che “il prezzo che il popolo libanese sta pagando a causa di questo conflitto è alto ed estenuante. Non hanno scelto questa guerra; è stata loro imposta”.

11.10 – TRUMP AL TELEGRAPH: “STO SERIAMENTE VALUTANDO L’USCITA DALLA NATO”

Donald Trump ha dichiarato al quotidiano britannico Telegraph che sta seriamente prendendo in considerazione l’idea di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, dopo che quest’ultima non si è unita alla sua guerra contro l’Iran. In una lunga intervista, il presidente degli Usa ha di fatto lanciato un – altro- ultimatum ai partner storici europei, dopo il rifiuto della sua richiesta di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz e confermato le parole precedentemente dette dal suo vice Marco Rubio. Parlando al quotidiano inglese ha definito l’alleanza una “tigre di carta”, affermando che l’uscita dell’America dal trattato di difesa è ormai “fuori discussione”.

“Non mi sono mai lasciato convincere dalla Nato Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa, tra l’altro”, aggiunto rivelando questo vicinanza d’opinione con quello che dovrebbe essere uno dei principali rivali dell’alleanza.

11. 10 – “NOI SEMPRE PRESENTI IN UCRAINA, NON ERA UN NOSTRO PROBLEMA”

Trump ha quindi rinfacciato ai paesi europei il sostegno americano in Ucraina. “Siamo sempre stati presenti automaticamente, anche in Ucraina. L’Ucraina non era un nostro problema. Era una prova, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non erano lì per noi”, ha tirato le somme. Poi ha preso di mira il Regno unito e il premier Keir Starmer per essersi rifiutato di intervenire nella guerra israelo-americana contro l’Iran. “Non avete nemmeno una marina. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionavano”, gli ha rinfacciato Trump, riferendosi allo stato della flotta di navi da guerra britanniche. E alla domanda se il Primo Ministro dovesse spendere di più per la difesa, Trump ha aggiunto: “Non gli dirò cosa fare. Può fare quello che vuole. Non importa”. “Tutto ciò che Starmer vuole sono costose pale eoliche che stanno facendo schizzare alle stelle i prezzi dell’energia.” (Fonte Dire)