La vicenda Portanova e il rischio di principi che cambiano a seconda di chi è imputato. Molti evocano lo stato di diritto sui social. Farebbero lo stesso se il condannato fosse un immigrato?
REGGIO EMILIA – La vicenda giudiziaria che coinvolge il calciatore della Reggiana Manolo Portanova riporta al centro un principio che dovrebbe essere elementare in uno Stato di diritto: la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Il garantismo non è una bandiera da sventolare a seconda dei casi, ma una garanzia fondamentale che tutela chiunque si trovi coinvolto in un procedimento penale, fino al terzo grado di giudizio.
Eppure, proprio quando il dibattito pubblico si accende attorno a vicende di forte impatto emotivo, questo principio tende a diventare selettivo. Vale con forza quando riguarda, come in questo caso, un giocatore di calcio famoso, capitano della Reggiana e bianco, ma diventa molto più debole quando coinvolge un immigrato, magari irregolare. Molti di quelli che, oggi, si dichiarano garantisti con Portanova, lo sarebbero molto meno con un extracomunitario. Non ci sarebbero bisogno di condanne, ma basterebbe solo che venisse indagato per il reato che ha commesso il calciatore granata.
È qui che emerge una contraddizione che il caso attuale aiuta a mettere a fuoco: la difficoltà di mantenere lo stesso livello di garantismo indipendentemente da chi sia l’imputato. Non è raro osservare come, in altri contesti, soprattutto quando i fatti di cronaca coinvolgono presunti autori percepiti come “estranei” o già stigmatizzati socialmente, il dibattito si sposti rapidamente dal piano della prudenza giuridica a quello della condanna immediata.
È una dinamica che riguarda il modo in cui la società elabora la notizia più che i singoli casi. Il garantismo, infatti, rischia di diventare un principio evocato in modo intermittente: rigoroso e giustamente garantista quando coinvolge soggetti vicini per cultura, ruolo o appartenenza, molto meno quando riguarda figure percepite come “altre”. Questo doppio standard, al di là dei casi specifici, indebolisce la credibilità stessa del principio.
Al tempo stesso, va ricordato che la gravità delle accuse di violenza sessuale impone sempre rispetto per la vittima e attenzione per la sua tutela, indipendentemente dal percorso giudiziario. La presunzione di innocenza non cancella la necessità di ascolto e di protezione sociale di chi denuncia.
Il punto, allora, non è scegliere tra garantismo e indignazione, ma evitare che il primo diventi un principio intermittente e l’altra una reazione selettiva. La forza dello Stato di diritto si misura proprio nella capacità di reggere alle pressioni emotive senza piegare i principi alle circostanze.

