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Caso Portanova, il Pd: “La Reggiana si assuma le sue responsabilità”

Le Donne democratiche mettono sotto accusa la permanenza in squadra del calciatore condannato per violenza sessuale. “Lo sport dia un segnale chiaro, non si può restare in silenzio”

REGGIO EMILIA – Si accende il dibattito a Reggio Emilia attorno alla posizione del capitano della Reggiana Calcio, Portanova, condannato per violenza sessuale in due gradi di giudizio. A intervenire con una presa di posizione netta è la Conferenza delle Donne Democratiche di Reggio Emilia del Partito Democratico, che chiede alla società sportiva un’assunzione piena di responsabilità.

Il reato contestato al calciatore viene definito “gravissimo”, così come “raccapriccianti” sono i particolari emersi durante il dibattimento che ha portato alla condanna, confermata anche in Corte d’Assise. Nel mirino anche quello che viene descritto come un “consueto tentativo di delegittimazione” della giovane donna che ha denunciato i fatti.

Secondo le firmatarie del documento, la vicenda non può essere letta come un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio: quello della violenza maschile contro le donne, definita “un fenomeno strutturale che quotidianamente miete vittime e sofferenze”. Da qui l’appello a un impegno collettivo per prevenire e contrastare tali episodi, coinvolgendo anche il mondo dello sport.

“Una società calcistica non è soltanto un soggetto economico o agonistico – si legge – ma un presidio educativo e un riferimento simbolico per una comunità ampia”. Proprio per questo, viene giudicata “non accettabile” la scelta di limitarsi a dichiarare la disponibilità del giocatore senza ulteriori valutazioni.

Nel documento si sottolinea come la Reggiana Calcio disponga di “tutti gli elementi necessari” per adottare provvedimenti adeguati, mentre viene espresso disappunto per il silenzio di organismi come Federazione e Lega Calcio, ritenuto dannoso soprattutto per i giovani che guardano ai calciatori come modelli.

Non manca un riferimento al piano normativo: secondo le Donne Democratiche, una legge sul consenso – tema su cui dichiarano di essere impegnate in Parlamento – avrebbe potuto incidere sull’esito e sulla narrazione di casi come questo. Viene inoltre criticata una dinamica comunicativa che “oscura la voce della vittima” e alimenta isolamento e sospetto.

Forte anche la denuncia di una “rimozione sociale” che rischia di colpire nuovamente chi ha già subito violenza e affrontato un processo. “Non ci stiamo a una cultura che continua a chiedere alle donne di dimostrare e giustificare”, si legge ancora.

Pur precisando di non voler interferire con il percorso giudiziario definitivo, il documento ribadisce l’urgenza di dare voce alle donne che si sentono non credute o emarginate, chiedendo un segnale chiaro da parte delle istituzioni e dei luoghi di rappresentanza sociale.

Infine, l’appello alla società sportiva: “Serve un’assunzione piena di responsabilità che riconosca il ruolo educativo e sociale del calcio”. Perché, concludono, “prima ancora dei risultati sul campo, devono venire dignità e rispetto, valori che rappresentano non solo una squadra, ma un’intera comunità”.