Politica
|Caso Portanova, Avs attacca la Reggiana: “Il calcio non può essere un alibi”
Il gruppo consiliare regionale chiede responsabilità al club di Reggio Emilia: “Una scelta che ha un peso etico e culturale, non solo sportivo”
REGGIO EMILIA – Non si placa il dibattito a Reggio Emilia attorno alla decisione della Reggiana di schierare in campo Manolo Portanova. A intervenire è il gruppo consiliare regionale Alleanza Verdi Sinistra – Coalizione Civica – Possibile, che in una nota esprime forte contrarietà alla scelta della società granata.
Al centro delle critiche la posizione del giocatore, condannato in secondo grado a sei anni per violenza sessuale di gruppo, e la decisione del club di impiegarlo comunque, affidandogli anche la fascia di capitano. “Il calcio non può e non deve diventare un alibi. Una maglia da gioco non può trasformarsi in uno scudo dietro cui nascondersi”, si legge nel comunicato.
Secondo il gruppo consiliare, la scelta della Reggiana non può essere considerata solo dal punto di vista tecnico o sportivo. “Non è solo una decisione legata al rendimento in campo, ma porta con sé un significato culturale ed etico”, sottolineano, evidenziando il ruolo sociale del club, soprattutto nei confronti dei più giovani che vedono nei calciatori dei modelli.
Pur riconoscendo che una società possa cogliere opportunità sportive, AVS richiama l’attenzione sulle conseguenze del messaggio trasmesso. “Quando il talento pesa più della dignità umana, il segnale che passa è che tutto è negoziabile, purché si vinca o si incassi”, affermano.
Nel comunicato si invita inoltre a considerare il contesto più ampio della violenza di genere, sottolineando come episodi e scelte di questo tipo possano contribuire a normalizzare dinamiche pericolose. “Non si tratta solo di un singolo caso, ma di pratiche sociali e modelli culturali che incidono sulla libertà delle donne”, prosegue la nota.
Il gruppo consiliare evidenzia anche il punto di vista delle vittime, ricordando che dietro la vicenda “c’è una persona che ha denunciato e una famiglia che ha affrontato anni di dolore”. Da qui l’invito a non ignorare la gravità dei fatti contestati, pur nel rispetto del diritto alla difesa.
“Non si tratta di sostituirsi ai giudici – precisano – ma di assumersi una responsabilità etica. Se la giustizia ha i suoi tempi, l’etica non può restare in attesa”.
Infine, l’appello diretto alla società e al sistema calcio nel suo complesso: “Chiediamo alla Reggiana un atto di responsabilità immediato e a federazioni, leghe e sponsor di non restare in silenzio. In questi casi il silenzio non è neutralità, ma complicità”.

