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Sanità, i cuochi dell’ospedale: “Non siamo in cucine da incubo”

I lavoratori replicano a Cisl, Nursind e Fials: “Possono esistere criticità, ma le problematiche devono essere segnalate nelle sedi opportune con metodo e responsabilità”

REGGIO EMILIA – Ai lavoratori che preparano i pasti per pazienti e operatori sanitari nell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia non è piaciuta la definizione di “Cucine da incubo” utilizzata dai sindacati Cisl Fp Nursind e Fials per descrivere le condizioni in cui operano. E così, al termine di un’assemblea indetta dalle sigle della Funzione pubblica di Cgil e Uil, almeno 20 dei 38 addetti citati in un articolo apparso sulla ‘Gazzetta di Reggio’ hanno deciso di dissociarsi formalmente dalla “narrazione” proposta.

“Ci sono state sigle sindacali che hanno fornito ai media una rappresentazione della situazione che non corrisponde alla realtà vissuta quotidianamente dal personale”, dicono i lavoratori. Secondo cui inoltre, “le voci che hanno alimentato la polemica non possono essere considerate rappresentative della totalità, né della maggioranza, dei dipendenti coinvolti”. Nel merito poi, associare un format televisivo spettacolarizzante ad un servizio ospedaliero pubblico “non solo è fuorviante, ma profondamente irrispettoso verso chi ogni giorno si alza all’alba per garantire pasti sicuri e dignitosi a pazienti e personale sanitario”, ribadiscono i cuochi ospedalieri.

“La nostra attività – sottolineano ancora – non è uno spettacolo mediatico ma un servizio pubblico essenziale che garantisce ogni mese migliaia di pasti, contribuendo concretamente al percorso di cura delle persone ricoverate e al benessere dei dipendenti”. E ancora: “Nessuno nega che in una struttura complessa come un ospedale possano esistere criticità organizzative o strutturali, ma le problematiche devono essere segnalate nelle sedi opportune con metodo e responsabilità. Esiste un modo corretto di trattarle, e non è attraverso titoli ad effetto o paragoni televisivi”. Altrimenti, si avvisa, “il rischio concreto, in un contesto già sotto pressione come quello della sanità pubblica, è che narrazioni distorte finiscano per ledere la fiducia degli utenti in un servizio che merita rispetto”.

Infine i lavoratori si rivolgono ai cittadini: “Vi aspettiamo in mensa: venite a vedere con i vostri occhi, parlate con noi, osservate il lavoro che facciamo”. Per Cgil e Uil c’è dunque “una narrazione da riscrivere. Non però con i copioni del reality show ma con gli strumenti del giornalismo serio: ascolto, verifica e rispetto”.