Il reggiano succede a Stefano Francia in un momento molto complesso per il settore primario
REGGIO EMILIA – Il 59enne reggiano Lorenzo Catellani è il nuovo presidente di Cia Emilia-Romagna. Catellani, che è presidente anche di Cia Reggio Emilia, è stato eletto dall’assemblea regionale che si è riunita questa mattina a Bologna. Catellani succede a Stefano Francia in una momento molto complesso per il settore primario.
“La guerra, al di là degli aspetti drammatici, sappiamo che inevitabilmente porta con sé anche aspetti legati alla speculazione, soprattutto sul costo della materia energetica. Il mondo agricolo non è un mondo che ha un uso elevato di energia, ma nelle filiere agroalimentari generalmente l’aumento dei costi energetici tende a essere scaricato sul settore agricolo, cosa che il settore agricolo non riesce a sostenere”, sottolinea Catellani a margine dell’assemblea.
“Noi chiediamo al governo di vigilare affinché non ci siano fenomeni speculativi sull’energia e soprattutto perché i maggiori costi non vengono scaricati sul settore primario”, scandisce il presidente Cia neoeletto. “C’è anche tutto il tema dell’aumento del costo del gasolio: siamo in primavera, iniziano le attività in campagna e quindi ovviamente questi aumenti veramente molto significativi del gasolio incidono sulla redditività delle nostre filiere, che in questo momento sono già piuttosto appesantite”, ammonisce.
“Le misure temporanee che sono state messe in campo dal governo sono giudicate in modo positivo, però abbiamo bisogno di prospettiva, di unire a queste misure temporanee una visione di stabilità che dia tranquillità agli operatori agricoli”, aggiunge Catellani.
“Tante filiere agricole sono purtroppo sotto scacco, sotto pressione per il cambiamento climatico, pensiamo alla frutta, dove oggettivamente il cambiamento del clima ha veramente provocato dei disastri”, ricorda, confermando nello stesso tempo il ‘no’ dell’associazione all’agrivoltaico se prevede l’installazione dei pannelli a terra.
“L’agrivoltaico, secondo Cia, può essere un’opportunità interessante in un concetto di azienda agricola multifunzionale. Noi siamo però contrari all’utilizzo dei pannelli a terra, siamo contrari a occupare suolo che può produrre cibo per la produzione di energia. Noi riteniamo che ci siano molti tetti, moltissimi capannoni, aree dismesse, anche aree agricole non coltivabili, che possono ospitare questi impianti, oppure piccoli piantagioni di terreno all’interno dell’azienda agricola che permettono appunto di integrare il reddito dell’azienda. Ma siamo contrari a questi grandi impianti fotovoltaici, che stanno venendo avanti nella nostra regione e che vanno a togliere suolo alla produzione agroalimentare di eccellenza”, conclude.

