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Diga sull’Enza, i Comitati: “Falso che aiuterà il Parmigiano Reggiano”

Le associazioni Reggio-Parma: “Filiera florida anche senza invaso”

REGGIO EMILIA – Dopo il paragone con Ridracoli, le associazioni ambientaliste di Reggio Emilia e Parma (riunite nel Coordinamento per la tutela del torrente Enza) smontano un’altra delle tesi a sostegno della costruzione della diga sull’Enza. Ovvero che l’invaso – probabilmente a Vetto – sarebbe essenziale per proteggere dalla siccità la filiera del Parmigiano Reggiano.

Per gli ambientalisti si tratta però di una narrazione che rappresenta “una scialuppa di salvataggio per un settore che, nei fatti, non è mai stato così florido”. A confermarlo sono alcuni recenti dati sulle forme prodotte a Bibbiano, pari a 151.000. Dunque “siamo di fronte a un cortocircuito logico: da un lato si festeggia una crescita del +125% in vent’anni, dall’altro si terrorizzano i cittadini parlando di un settore in ginocchio per giustificare un’opera faraonica da centinaia di milioni di euro”, spiega il Coordinamento.

Che evidenzia: “Se la produzione vola e il brand si consolida senza la diga, è evidente che la ‘crisi’ è un’invenzione retorica finalizzata a dare il via libera a un cantiere devastante”. Inoltre, “la salubrità dell’acqua è garantita dall’ecosistema naturale del torrente e dai prati stabili che filtrano e rigenerano la falda. Sostituire un fiume vivo con un enorme bacino artificiale significa alterare i parametri chimico-fisici dell’acqua, bloccare il trasporto dei sedimenti e aumentare i rischi di eutrofizzazione”.

Insomma, “la diga non garantisce la qualità del Parmigiano, ma la mette a rischio”. Le associazioni tornano quindi a ribadire che ci sono soluzioni meno impattanti, mettendo in guardia le comunità locali contro quello che definiscono “un disastro ambientale irreversibile”.