Economia
|Dalla trincea delle startup al ruolo di guida: la nuova missione di Luca Grassi
Dopo errori, sacrifici e notti insonni, l’imprenditore modenese crea un Venture Builder per affiancare i founder: “Oggi voglio essere il fratello maggiore che a me è mancato”
La gavetta come università della vita
Luca non è il classico imprenditore con un curriculum accademico impeccabile. Non è laureato in ingegneria informatica, né in economia, anche se spesso chi lo ascolta parlare lo darebbe per scontato. La sua formazione è stata un’altra: quella della gavetta.
Dopo il diploma, mentre molti coetanei proseguivano gli studi, lui ha iniziato a lavorare duramente. Dall’agrario alla ceramica, dalla vendita al dettaglio fino al mondo assicurativo, dove per quasi sette anni ha imparato a leggere le persone prima ancora dei bilanci. È lì che si è definito per quello che è oggi: un business connector. Non un semplice amministratore, ma un collante di opportunità.
«La perseveranza e la resilienza possono portarti lontano anche senza una laurea», ripete. Non per sminuire lo studio, ma per ricordare che l’attitudine, la fame e la capacità di adattarsi spesso fanno la differenza.
Seerene e la solitudine del founder
La svolta arriva con la sua prima start up, Seerene. Un progetto nato con entusiasmo e condiviso con la socia Elisabetta, ma anche uno dei periodi più complessi della sua vita.
Fare una start up, racconta Luca, significa ricoprire cinquanta ruoli contemporaneamente: amministrazione, finanza, legale, marketing, sviluppo prodotto. Significa lavorare 16-18 ore al giorno, rinunciare a stipendi sicuri, chiedere capitali “con il cappello in mano” e accettare che non esista un manuale di istruzioni.
“Molti founder sono grandi ricercatori, ma non necessariamente imprenditori”, osserva. Ed è lì che nascono le difficoltà. Perché la passione per un’idea non basta se manca la struttura per sostenerla. Il mito della start up che rende milionari in poco tempo si scontra con una realtà fatta di debiti, pressione e responsabilità personali. E quando un founder cade, spesso crolla l’intero progetto.
Il bisogno di un fratello maggiore
È proprio da questa esperienza che nasce il suo nuovo percorso imprenditoriale: un Venture Builder pensato per affiancare le start up nella fase più fragile, quella iniziale. Luca lo spiega con una metafora semplice: “Quando ho iniziato, avrei voluto un fratello maggiore. Qualcuno che mi dicesse dove stavo sbagliando prima di sbattere contro lo scoglio”.
Oggi quel fratello maggiore vuole esserlo lui. Con il suo team – composto volutamente da ex founder che conoscono le difficoltà del campo – Luca costruisce la governance delle start up: amministrazione, consulenza fiscale, marketing, sviluppo tecnologico, fundraising. Tutto ciò che rischia di distogliere il founder dalla sua visione.
Educare al rischio, senza negare l’equilibrio
Nel suo racconto emerge anche una riflessione generazionale. Oggi molti giovani cercano un equilibrio tra vita e lavoro, e Luca non lo giudica un errore. Ma ricorda che innovare richiede chilometri, fatica, disciplina.
La sua risposta non è l’esaltazione del sacrificio fine a sé stesso, ma l’educazione culturale al rischio. Nella sua azienda i giovani entrano con un ruolo e possono cambiarlo, sperimentare, trovare la propria direzione. Non un percorso rigido, ma una crescita accompagnata.
“Non è detto che il primo ruolo sia quello giusto per sempre. Bisogna dare spazio per scoprire il proprio nord”.
L’incontro con Mirko Mancin: creatività e pragmatismo
Un altro tassello del progetto prende forma dall’incontro con Mirko Mancin, imprenditore di Fidenza, conosciuto inizialmente in un contesto completamente diverso. Caratteri opposti: Luca vulcanico, creativo, istintivo; Mirko pragmatico, riflessivo, strategico.
Da questa complementarità nasce Massive Dynamic, un gruppo che integra competenze diverse e punta a costruire un ecosistema strutturato per l’innovazione. A Mirko è stata affidata la guida operativa dell’hub di incubazione e accelerazione, mentre Luca continua a fare ciò che gli riesce meglio: creare connessioni, aprire porte, generare visione.
“Quando lui è critico su un’idea che propongo, per me è illuminante. È lì che cresciamo davvero”, racconta.
Una visione che parte dalle ferite
Luca Grassi non vende sogni facili. Non promette ricchezza immediata né scorciatoie. Parla di sacrificio, errori, notti insonni e scelte difficili. Ma parla anche di rinascita, di consapevolezza e di costruzione. La sua forza non sta soltanto nella visione imprenditoriale, ma nella volontà di trasformare le proprie ferite in strumenti per gli altri. In un ecosistema in cui troppi founder si sentono soli, lui ha scelto di esserci. Non come eroe solitario, ma come fratello maggiore.

